25 settembre 2026

UN NUOVO BLOCCO MILITARE GLOBALE: CINA, RUSSIA, IRAN E COREA DEL NORD STANNO DAVVERO CREANDO UNA NUOVA NATO?

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grafica dei leader di Cina, Russia, Iran e Corea del Nord e mappa strategica dell'alleanza CRINK
 I leader dell'asse CRINK e la mappa dei collegamenti strategici tra Pechino, Mosca, Teheran e Pyongyang: siamo di fronte a una nuova NATO?



Negli ultimi mesi, i flussi informativi, il dibattito strategico e le analisi dei principali centri di ricerca internazionali hanno iniziato a utilizzare con frequenza crescente un nuovo acronimo: CRINK, che unisce Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. L'equazione che rimbalza con insistenza sui media e sui social descrive questo asse come una sorta di nuova NATO speculare e contrapposta all'Occidente, pronta a sfidare gli equilibri geopolitici mondiali. Ma qual è la realtà dei fatti? Siamo di fronte a un trattato di difesa collettiva paragonabile all'Articolo 5 del Patto Atlantico, oppure ci troviamo davanti a una convergenza tattica mossa unicamente da interessi contingenti e anti-occidentali?

Un'inchiesta rigorosa richiede di separare la retorica sensazionalistica dai dati geopolitici, dai trattati sottoscritti e dalle dinamiche economiche reali che stanno ridisegnando gli assetti del pianeta.


DALLA PROPAGANDA AI TRATTATI: ESISTE DAVVERO UNA NATO ORIENTALE?


La risposta immediata e basata sui fatti giuridici è no. La NATO, ovvero l'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, si fonda su un pilastro istituzionale e militare rigidissimo: l'Articolo 5, il quale stabilisce che un attacco armato contro uno o più membri in Europa o in Nord America viene considerato come un attacco diretto contro tutti gli alleati.

L'asse formato da Pechino, Mosca, Pyongyang e Teheran non possiede una struttura giuridica di questo tipo, né un comando militare integrato permanente di stampo occidentale. Tuttavia, i legami bilaterali e multilaterali si sono intensificati in modo drastico, trasformando la cooperazione in un fattore operativo di primario rilievo:

  • IL PATTO MOSCA-PYONGYANG E L'INTERVENTO MILITARE DIRETTO: Nel giugno del 2024, Russia e Corea del Nord hanno siglato un accordo di partenariato strategico globale che include impegni espliciti di mutuo soccorso in caso di aggressione armata. Non si tratta di un'alleanza formale a quattro, ma di un asse militare operativo bilaterale che ha portato a scambi concreti di truppe, enormi volumi di artiglieria, munizioni e tecnologie missilistiche avanzate, rompendo di fatto i regimi di isolamento internazionale imposti a Pyongyang.

  • LA COOPERAZIONE ECONOMICA E TECNOLOGICA CON LA CINA: Pechino rappresenta il vero pilastro economico e industriale del sistema. La Cina assorbe enormi quantità di materie prime energetiche a prezzi vantaggiosi da Russia e Iran, aggirando sistematicamente le sanzioni imposte dal blocco occidentale, e fornisce in cambio beni a duplice uso, componentistica industriale e supporto tecnologico strategico.


GLI INTERESSI INCROCIATI E LE ASIMMETRIE DI POTERE


Il collante principale che unisce questi quattro Paesi non è un'ideologia comune o un sistema di valori condiviso, ma la volontà ferrea di sfidare l'egemonia globale del dollaro e il sistema unipolare guidato dagli Stati Uniti. Ciononostante, le asimmetrie interne sono profonde e meritano di essere analizzate:

  • LA CINA E IL CALCOLO GLOBALE: Pechino persegue una strategia di lungo respiro per consolidare la propria leadership economica e tecnologica mondiale. La leadership cinese si muove con cautela, cercando di evitare sanzioni secondarie devastanti per il proprio immenso export verso Stati Uniti ed Europa, pur sfruttando la partnership con Mosca per assicurarsi stabilità energetica e sponda geopolitica.

  • LA RUSSIA E L'ANCORA EUROASIATICA: Isolata dall'Europa dopo il conflitto in Ucraina, la Russia ha trovato in questo blocco un'ancora di salvataggio commerciale e diplomatica fondamentale, accelerando il proprio riorientamento economico verso l'Asia.

  • IRAN E COREA DEL NORD COME AVAMPOSTI REGIONALI: Teheran e Pyongyang utilizzano la sponda delle superpotenze asiatiche per garantire la sopravvivenza dei rispettivi regimi, potenziare i programmi militari e consolidare la propria influenza nelle rispettive aree di crisi regionale, dal Medio Oriente alla penisola coreana.

Come evidenziato anche dai vertici della difesa atlantica e dai rapporti dei centri di studi strategici, questa cooperazione si estende oggi al coordinamento diplomatico nei fora delle Nazioni Unite, alle esercitazioni navali congiunte nel Mar Cinese Meridionale e nel Golfo dell'Oman, e alla condivisione di strategie nel settore cibernetico e della sicurezza ibrida.


VERSO UN MONDO MULTIPOLARE FRAMMENTATO


Più che a una rigida alleanza militare globale simmetrica alla NATO, gli analisti internazionali descrivono questa fase come un sistema di interdipendenze pragmatiche e flessibili. I Paesi del blocco non esitano a sostenersi reciprocamente per alleggerire il peso delle sanzioni economiche e per promuovere circuiti finanziari alternativi al sistema SWIFT, svincolandosi dal controllo monetario statunitense.

La vera sfida per i prossimi anni non risiede nella nascita di un esercito congiunto permanente, ma nella progressiva frammentazione del commercio internazionale, delle catene di approvvigionamento e della sicurezza globale, dove intere macro-aree del pianeta scelgono di sganciarsi dai vecchi standard occidentali per gravitare attorno a questo nuovo baricentro euroasiatico.


OLTRE GLI SLOGAN MEDIATICI


Definire il blocco CRINK come una nuova NATO serve ad acchiappare l'attenzione del pubblico, ma rischia di semplificare eccessivamente una realtà fatta di interessi divergenti, trattati bilaterali e pragmatismo geopolitico. Tuttavia, sottovalutare la portata di questa convergenza anti-occidentale sarebbe un errore strategico colossale.

La partita che si sta giocando sui tavoli internazionali non riguarda la carta stampata di un'alleanza formale, ma la ridefinizione concreta dei confini del potere globale. E comprendere questi mutamenti significa rifiutare la propaganda per tornare ad analizzare i fatti, i trattati e le mosse reali delle potenze sulla scacchiera internazionale.

Salvatore Calleri - Ufficio Stampa

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