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19 marzo 2024

L'ARPAE di Rimini sotto accusa: Stazioni radiobase senza controllo

  


Negli ultimi tempi, l'ARPAE di Rimini è finita sotto i riflettori a seguito di accuse di mancato controllo sulle stazioni radiobase presenti sul territorio.

Di Salvatore Calleri (NatMed) Blogger e Divulgatore Scientifico

Questo argomento, che coinvolge la sicurezza e la salute pubblica, ha suscitato preoccupazione tra i residenti e sollevato interrogativi sulla regolamentazione e l'effettiva sorveglianza di queste strutture.

Le stazioni radiobase, utilizzate per le comunicazioni wireless, sono una presenza onnipresente nel panorama urbano moderno. Tuttavia, sorgono dubbi sulla loro conformità alle normative vigenti e sui potenziali rischi per la salute associati alle radiazioni elettromagnetiche emesse.

Secondo quanto riportato da alcuni cittadini e associazioni ambientaliste, diverse stazioni radiobase nel territorio di Rimini operano senza adeguati controlli e monitoraggi da parte delle autorità competenti, inclusa l'ARPAE. Questo solleva interrogativi sulla sicurezza e sull'impatto ambientale di tali strutture, nonché sul rispetto delle normative in materia.

Le preoccupazioni riguardano principalmente la possibile esposizione delle persone alle radiazioni elettromagnetiche emesse dalle stazioni radiobase. Sebbene gli effetti a lungo termine di queste radiazioni siano ancora oggetto di dibattito scientifico, esiste un crescente consenso sulla necessità di monitorare attentamente e regolare l'esposizione a tali campi elettromagnetici, specialmente nelle aree densamente popolate.

La mancanza di un controllo efficace sulle stazioni radiobase può anche alimentare la diffidenza e l'insicurezza tra i residenti, che potrebbero sentirsi trascurati dalle autorità preposte alla tutela della salute pubblica e dell'ambiente.

Di fronte a queste accuse, l'ARPAE di Rimini è chiamata a rispondere e adottare misure concrete per garantire il rispetto delle normative e la sicurezza della popolazione. È fondamentale che vengano effettuati controlli regolari sulle stazioni radiobase esistenti e che vengano adottate politiche di monitoraggio più rigorose per garantire il rispetto delle normative ambientali e la tutela della salute pubblica.

Inoltre, è necessario un maggiore coinvolgimento e trasparenza da parte delle autorità locali nel comunicare con i cittadini riguardo alle questioni legate alle stazioni radiobase e alle misure adottate per affrontarle.

In conclusione, l'accusa rivolta all'ARPAE di Rimini riguardo alle stazioni radiobase senza controllo solleva importanti questioni riguardanti la sicurezza pubblica e la tutela dell'ambiente. È indispensabile un'azione tempestiva e efficace da parte delle autorità competenti per affrontare queste preoccupazioni e ristabilire la fiducia della comunità locale nella gestione e nella regolamentazione di tali infrastrutture.


Rilevazioni effettuate tramite l'App certificata Electrosmart



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28 aprile 2019

Vaccini, il pugno duro di Burio ehm Gnassi: niente scuola per i minori non in regola! Come provare a rubare 500 euro alle famiglie con il terrorismo mediatico.


Nella foto Andrea Gnassi e Roberto Burioni. DUE CRETINI.


Andrea Gnassi il sindaco di Rimini (PD) vuole decidere sulla vita delle persone su cosa fare iniettare e cosa no? 


Ma cosa è diventato il papa di tutti i bambini? 
Ha lui la patria potestà di tutti?
Io credo che per un'ordinanza folle del genere si debba richiedere contro costui un'altra ordinanza folle come quella che vuole imporre! Quindi un bel TSO obbligatorio! Perché uno cosi non è normale! 


Andrea Gnassi, un sindaco da rinchiudere!


E poi dove diamine è andato a finire il consenso informato?

Il consenso informato è un vero e proprio diritto della persona “che trova fondamento nei principi espressi nell’articolo 2 della Costituzione, che ne tutela e promuove i diritti fondamentali, e negli articoli 13 e 32 della Costituzione, i quali stabiliscono che la libertà personale è inviolabile e che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” (Cass. n. 20984/2012).
Almeno prima sembrava cosi, adesso anch'esso è carta straccia?


Allora informiamoci sul da farsi. 




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