24 maggio 2026

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Oltre il Cielo di Vetro: Il Caso Herndon e l’Enigma dei Metalli Caduti sull’Italia

scie chimiche, Il Caso Herndon e l’Enigma dei Metalli Caduti sull’Italia



Geoingegneria, metalli pesanti, nanoparticelle e anomalie atmosferiche: il caso Herndon e le analisi indipendenti in Italia

C'è un momento preciso in cui lo sguardo smette di essere distratto e diventa consapevole. È il momento in cui si smette di guardare il cielo come una semplice cornice meteorologica e si inizia a osservarlo come un medium, un laboratorio a cielo aperto, un teatro di interazioni chimiche e fisiche silenziose ma costanti.

Per anni, il dibattito sulle anomalie atmosferiche è stato confinato nei margini del politicamente corretto. Eppure, quando scienziati con un curriculum accademico strutturato decidono di rompere il muro del silenzio, la narrazione ufficiale comincia a mostrare le prime, profonde crepe. Tra queste figure, spicca a livello globale il nome del Dr. Marvin Herndon, geofisico e chimico nucleare americano, la cui analisi ha gettato una luce radicalmente diversa sulla composizione di ciò che fluttua sopra le nostre teste.


La Firma Chimica del Rifiuto: la tesi delle ceneri volanti

Il nucleo delle ricerche di Herndon si discosta dalle teorie classiche. Nel suo celebre studio incentrato sulle dinamiche della troposfera, lo scienziato statunitense non parla di generici metalli immessi nell'atmosfera, ma individua una vera e propria impronta digitale industriale: le ceneri volanti di carbone (coal fly ash).

Si tratta di un sottoprodotto pesante derivante dalla combustione industriale che, secondo i dati analitici presentati da Herndon, verrebbe finemente aerosolizzato ad alta quota. Le sue proprietà chimico-fisiche lo rendono un candidato perfetto per la manipolazione della conduttività atmosferica e l'alterazione termica.

Quando queste micro-particelle entrano in contatto con l'umidità dell'aria, subiscono una transizione, rilasciando elementi in forma altamente mobile e biodisponibile:

  • Alluminio

  • Bario

  • Stronzio

  • Ferro

  • Manganese

Il dato più inquietante emerso dai laboratori d'oltreoceano è la perfetta sovrapposizione chimica: analizzando l'acqua piovana raccolta dopo persistenti fenomeni di irrorazione e confrontandola con il profilo della cenere volante lavata in ambiente controllato, Herndon ha riscontrato coefficienti di corrispondenza che sfidano la legge della casualità.


Il Riflesso Italiano: dai laboratori americani alla nostra terra

Cosa c'entra tutto questo con la penisola italiana?

C'entra in modo drammatico, tangibile e documentato.

L'Italia non è uno spettatore passivo di queste dinamiche globali, ma ne rappresenta uno dei teatri di osservazione più critici. Da oltre due decenni, una fitta rete di comitati indipendenti, ricercatori coraggiosi e associazioni di cittadini ha smesso di fidarsi delle rassicurazioni di facciata e ha iniziato a parlare la lingua della scienza: quella delle analisi di laboratorio.

I campionamenti sistematici eseguiti su matrici ambientali diverse — acque piovane di prima caduta, terreni agricoli, manti nevosi d'alta quota sulle Alpi e lungo la dorsale appenninica — hanno generato una banca dati parallela e inquietante.

Quando si analizzano i nevai alpini, luoghi teoricamente protetti dall'inquinamento industriale urbano diretto, si riscontrano anomalie chimiche che i modelli accademici classici non riescono a spiegare.

I dati rilevati nei campionamenti italiani

I laboratori certificati italiani, analizzando questi campioni, evidenziano costantemente:

Picchi ingiustificati di Alluminio e Bario

Sostanze che registrano concentrazioni espresse in microgrammi per litro (μg/l) ben superiori alle soglie di background naturale dei territori.

Rapporti stechiometrici anomali

La proporzione quantitativa tra Bario, Stronzio e Alluminio rilevata in diversi campioni di precipitazioni analizzate da ricercatori indipendenti presenta similitudini con i grafici comparativi pubblicati dal geofisico americano Marvin Herndon nei suoi studi sulle coal fly ash aerosolizzate.

Secondo Herndon, alcuni campioni di acqua piovana raccolti dopo persistenti fenomeni di aerosol atmosferico mostrerebbero correlazioni chimiche compatibili con quelle delle ceneri volanti di carbone trattate in laboratorio.

Nel lavoro scientifico:

J. Marvin Herndon – “Evidence of Coal-Fly-Ash Toxic Chemical Geoengineering in the Troposphere: Consequences for Public Health”

https://mdpi-res.com/d_attachment/ijerph/ijerph-12-09375/article_deploy/ijerph-12-09375.pdf

vengono confrontati:

  • campioni di acqua piovana
  • composizione delle coal fly ash
  • rapporti tra metalli come Alluminio, Bario e Stronzio
  • profili di ricaduta atmosferica

attraverso analisi comparative e tabelle stechiometriche.

Va precisato, per correttezza tecnica e scientifica, che questo studio è stato successivamente ritirato dalla rivista che lo aveva pubblicato, pur continuando a essere uno dei documenti più citati all’interno del dibattito indipendente sulla geoingegneria atmosferica.

Non si tratterebbe quindi di semplici polveri urbane o materiali sollevati dal vento, poiché la firma geochimica descritta nei dati comparativi non coinciderebbe con quella tipica dei suoli locali in forma solubile.


Alterazione della conducibilità elettrica dell’acqua piovana

Le piogge successive a giornate caratterizzate da intense formazioni di scie persistenti mostrano un drastico incremento della conducibilità, segno matematico della presenza massiccia di sali metallici e ioni disciolti nell’idrometeora.

Questo screening territoriale indipendente dimostra che i vettori atmosferici stanno depositando al suolo sostanze che alterano permanentemente la biogeochimica della penisola, creando una sovrapposizione perfetta tra i modelli teorici della geoingegneria e i dati empirici nostrani.


L’intreccio italiano con le nanopatologie: la guerra invisibile dei materiali

In Italia, questo fenomeno non si ferma all’analisi ambientale, ma si fonde con una branca scientifica all’avanguardia in cui la ricerca indipendente italiana è stata pioniera nel mondo: lo studio delle nanopatologie e dei biomateriali.

Le emissioni troposferiche di cui parla la geofisica moderna non sono composte da macro-polveri grossolane, facilmente intercettabili dai sistemi di difesa biologica dei corpi.

Parliamo di nanoparticelle e polveri ultrasottili (PM 0.1 e inferiori).

Queste sostanze operano su una scala dimensionale molecolare ed atomica, il che conferisce loro proprietà fisiche e biologiche devastanti.

A causa della loro dimensione infinitesimale, queste particelle presentano un’area superficiale enormemente estesa rispetto alla loro massa, rendendole iper-reattive e chimicamente aggressive.

Gli effetti sul territorio

Una volta immesse nella troposfera, queste polveri non si limitano a fluttuare temporaneamente.

Modificazione chimica dei territori

Ricadendo capillarmente attraverso le precipitazioni, i metalli pesanti in formato nanometrico modificano la struttura dei suoli italiani.

Il terreno subisce uno “shift alcalino” o, al contrario, fenomeni di acidificazione localizzata che scardinano l’equilibrio dei micro-ecosistemi.

L’alluminio biodisponibile nel terreno diventa tossico per le radici delle piante, inibendo lo sviluppo delle micorrize, fondamentali per il nutrimento della flora boschiva e agricola.

Penetrazione nell’organismo umano

Dal punto di vista biologico, le nanoparticelle metalliche artificiali infrangono ogni barriera difensiva.

Quando l’essere umano respira quest’aria satura di aerosol ingegnerizzato, le particelle bypassano i macrofagi polmonari e i filtri ciliari del tratto respiratorio.

Attraverso gli alveoli entrano direttamente nel flusso sanguigno, determinando una condizione di tossicità sistemica.

La via più delicata è quella rinogena:

le nanoparticelle inalate attraverso le cavità nasali colonizzano il nervo olfattivo e, tramite trasporto assonale retrogrado, superano la barriera emato-encefalica, trovando una via d’accesso diretta al sistema nervoso centrale.

Qui, non essendo biodegradabili, i corpi estranei metallici si depositano nei tessuti cerebrali, innescando:

  • processi infiammatori cronici

  • stress ossidativo

  • morte cellulare programmata


L’impatto silenzioso sulla salute pubblica

Nella foto il Dr. Marvin Herndon


La vera potenza della denuncia di Marvin Herndon
, amplificata dalle osservazioni di medici clinici in tutto il mondo, risiede nell’analisi biologica.

La letteratura medica indipendente e numerosi clinici associano questo costante bombardamento neurotossico all’aumento statistico di patologie osservate negli ultimi decenni.

Patologie neurodegenerative

Incremento dei disturbi neurodegenerativi ad insorgenza sempre più precoce:

  • Alzheimer

  • Parkinson

  • SLA

Patologie spesso associate all’accumulo di metalli neurotossici nel cervello.

Patologie respiratorie

Aumento di:

  • BPCO

  • asma refrattaria

  • fibrosi polmonari

anche in soggetti non fumatori e lontani dalle grandi aree industriali.

Disturbi immunitari e stanchezza cronica

Il sistema immunitario, costantemente stimolato dalla presenza di corpi estranei nanometrici nel sangue, entra in uno stato di attivazione continua.


L'Ombra del 1968: Le Radici Storiche della Guerra Ambientale

C'è un errore metodologico che commette chiunque cerchi di banalizzare il dibattito sulla geoingegneria: pensare che si tratti di uno scenario recente, nato dalle suggestioni dell'era digitale. La realtà storica, documentata dagli stessi archivi della controinformazione e analizzata approfonditamente da Herndon insieme a ricercatori del calibro di Mark Whiteside e Ian Baldwin, ci riporta indietro di quasi sessant'anni.

Le radici di quella che oggi appare come un'attività quotidiana affondano in un saggio cruciale del 1968 intitolato "How to Wreck the Environment" (Come distruggere l'ambiente), firmato dal geofisico di fama mondiale Gordon J.F. MacDonald, all'epoca consigliere scientifico del Presidente degli Stati Uniti. In quel testo, che oggi suona drammaticamente profetico, MacDonald non faceva fantascienza: delineava, nero su bianco, come le tecnologie future avrebbero permesso di utilizzare il pianeta stesso come un'arma geopolitica occulta.

Tra le righe di quel documento venivano teorizzati:

  • La manipolazione delle dinamiche troposferiche per alterare i climi locali delle nazioni rivali.

  • L'uso di impulsi elettromagnetici per interagire con l'atmosfera.

  • Lo sviluppo di strategie di alterazione ambientale capaci di infliggere danni strutturali a lungo termine, il tutto mantenendo una "plausibile denegabilità", ovvero facendo passare attacchi deliberati per semplici anomalie meteorologiche naturali o disastri legati al clima.

Cinquant'anni dopo quella pubblicazione, l'analisi geofisica moderna dimostra che quelle che nel 1968 erano linee guida teoriche per la supremazia strategica sono diventate un'architettura operativa standard. Il passaggio dai modelli matematici della Guerra Fredda all'irrorazione sistematica della troposfera tramite aerosol metallici rappresenta la spaventosa evoluzione di un piano coordinato, il cui obiettivo finale non è mai stato il benessere del pianeta, ma il controllo assoluto delle sue variabili fisiche, chimiche ed elettromagnetiche.  http://www.nuclearplanet.com/macd.pdf


Il paravento della “transizione ecologica”

La spiegazione ufficiale si rifugia oggi dietro formule come:

  • Solar Radiation Management (SRM)

  • geoingegneria climatica

  • gestione della radiazione solare

Secondo questa narrativa, gli scienziati starebbero studiando tecnologie per schermare i raggi solari e raffreddare il pianeta.

Ma la distanza tra teoria ufficiale e realtà osservabile nei cieli quotidiani rappresenta il punto centrale della riflessione.

Secondo la prospettiva tracciata da Herndon, la geoingegneria non sarebbe un progetto futuribile, ma un’infrastruttura già operativa su scala globale.


Verso una nuova consapevolezza

Rielaborare queste tesi oggi, in Italia, significa unire i puntini di un disegno complesso.

Significa comprendere che la tutela della salute, della sovranità alimentare e della trasparenza scientifica passa inevitabilmente dalla richiesta di risposte chiare su ciò che accade sopra le nostre teste.

Il cielo non è più un elemento neutro.

Diventa lo specchio di una tecnologia che avanza nell’ombra, protetta dal silenzio istituzionale e da strategie di mascheramento informativo.

Ma la consapevolezza è un processo irreversibile:

una volta compreso il meccanismo, l’illusione svanisce, lasciando spazio alla necessità di difendere la vita, la terra e la verità.

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07 maggio 2026

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DDL “Cieli Blu”: Perché una Legge Specifica sulla Geoingegneria Potrebbe Cambiare Tutto

ddl cieli blu perchè una legge specifica potrebbe cambiare tutto


Analisi tecnica del Disegno di Legge contro la modifica artificiale del clima e le operazioni di geoingegneria atmosferica

In queste ore leggo riflessioni secondo cui questo Disegno di Legge sarebbe un “trappolone” perché la geoingegneria sarebbe “già vietata” dalle attuali leggi ambientali. È un dubbio legittimo, ma analizziamo la realtà tecnica, perché è nei dettagli che si nasconde l’impunità di chi irrora i nostri cieli.

Il problema delle leggi attuali (Codice dell’Ambiente)

Oggi ci affidiamo a norme generali sull’inquinamento. Il problema? In tribunale, queste norme sono armi spuntate. Se non esiste una legge che definisce specificamente il reato di “Geoingegneria” o “Modifica del tempo”, un avvocato dello Stato o di una multinazionale potrà sempre sostenere che quelle emissioni sono “necessità di volo” o “sicurezza nazionale”. Senza una fattispecie di reato precisa, il magistrato non può condannare.

Ecco perché il DDL “Cieli Blu” cambia le regole del gioco

1. L’Articolo 1 (Il Carcere)

Per la prima volta, la geoingegneria diventa un reato penale specifico. Non dovremo più “interpretare” le leggi sull’inquinamento: chi inietta sostanze in atmosfera rischia fino a 5 anni di carcere. Punto.

2. L’Articolo 5 (Nessuna scappatoia)

Molti temono che la legge serva a “regolamentare e permettere”. Falso. L’Articolo 5 abroga esplicitamente ogni licenza, permesso o protocollo sperimentale esistente. Distrugge le deroghe, non le crea.

3. L’Onere della Prova

Oggi, con le leggi attuali, devi dimostrare tu il danno ambientale, cosa quasi impossibile contro certi apparati. Con questo DDL viene punita l’azione stessa di irrorare. Se lo fai, sei colpevole, a prescindere dal danno dimostrato.

4. Responsabilità dei Vertici

La legge punta ai Presidenti e agli Amministratori Delegati. Se i vertici rischiano il carcere e 100.000 euro di multa per ogni violazione, il sistema si incrina.

Dire che “è già vietato” è come dire che un vecchio lucchetto basti a fermare un ladro che ha già le chiavi. Questo DDL è una nuova serratura che non hanno ancora scassinato.

C’è chi lavora da oltre 30 anni su questo tema e merita massimo rispetto, come Rosario Marcianò, che ha affrontato conseguenze personali e legali portando avanti le proprie denunce. Ma oggi esiste anche l’opportunità di tentare una strada giuridica più specifica, con un testo costruito per trasformare la questione in una fattispecie penale diretta.

Non è il momento di dividerci tra chi ne parla da più tempo e chi cerca nuovi strumenti legali. Il punto centrale è capire se questo DDL possa creare una base normativa più forte rispetto alle attuali norme generiche sull’inquinamento ambientale.

Sostenere un divieto specifico non significa normalizzare la geoingegneria. Significa, per chi appoggia questa iniziativa, tentare di criminalizzare in modo esplicito pratiche che oggi non vengono perseguite attraverso una legge dedicata.


Per la raccolta firme il link diretto su

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01 maggio 2026

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11 Settembre: Torri Gemelle, WTC 7 e le Domande che la Versione Ufficiale non Spiega

11 SETTEMBRE LA VERITà SULLE TORRI GEMELLE


Ci sono eventi che segnano la storia e altri che, anche dopo decenni, continuano a lasciare interrogativi profondi. L’11 settembre 2001 non è stato soltanto un attacco che ha cambiato per sempre gli equilibri geopolitici mondiali, ma anche un episodio che ancora oggi solleva dubbi, analisi tecniche e testimonianze difficili da ignorare.

Tra le voci più significative emerge quella di Chris, ex Capo dei Vigili del Fuoco, con oltre trent’anni di esperienza operativa sul campo. La sua non è una dichiarazione ideologica, né il tentativo di sostenere una semplice teoria: è il racconto diretto di un uomo delle istituzioni che ha osservato da vicino dinamiche che, secondo la sua esperienza professionale, non coincidono con la versione ufficiale diffusa negli anni.

Il caso del WTC 7: il crollo che continua a far discutere

Uno degli aspetti più controversi riguarda il Building 7 del World Trade Center, noto anche come WTC 7.

Mentre l’attenzione del mondo era interamente concentrata sul crollo delle Torri Gemelle, un terzo edificio di 47 piani collassava poche ore dopo, in modo che molti ingegneri, architetti e tecnici continuano a ritenere altamente anomalo.

Il WTC 7 non fu colpito da alcun aereo. Eppure crollò verticalmente, nel proprio perimetro, con una precisione che molti esperti paragonano a una demolizione controllata.

La cosiddetta “caduta libera” dell’edificio suggerisce infatti, secondo numerose analisi indipendenti, un cedimento simultaneo delle colonne portanti, un comportamento strutturale molto diverso da quello normalmente associato a incendi d’ufficio.

Chris insiste proprio su questo punto: la dinamica osservata appare compatibile con una demolizione pianificata e non con un semplice cedimento accidentale.

Le testimonianze dei soccorritori e i boati prima del collasso

Ma il dibattito non si ferma qui.

Diversi testimoni oculari, tra cui soccorritori e operatori presenti sul posto, raccontarono di aver sentito forti boati e vere e proprie sequenze di esplosioni pochi istanti prima del collasso.

Suoni che, secondo molti, non trovano una spiegazione convincente nella narrativa ufficiale.

Queste testimonianze sono state riportate nel corso degli anni da vigili del fuoco, poliziotti e sopravvissuti che descrivono scene compatibili con esplosioni interne e non esclusivamente con cedimenti strutturali dovuti agli incendi.

La questione della termite nell’acciaio fuso

Un altro elemento centrale riguarda il ritrovamento di residui di materiale termitico tra le macerie.

La termite è una sostanza capace di generare temperature estremamente elevate, sufficienti a fondere rapidamente l’acciaio. Si tratta di un comportamento molto diverso da quello prodotto da un normale incendio da ufficio.

La presenza di acciaio fuso tra le macerie ha alimentato negli anni numerosi interrogativi tecnici.

Personalmente, è da moltissimo tempo che sostengo che nell’acciaio fuso delle Torri Gemelle fossero presenti tracce di termite. Questa convinzione nasce anche da un episodio diretto: un mio carissimo amico ebbe la possibilità di analizzare un piccolo frammento di acciaio proveniente dalle Torri Gemelle, spedito da un suo conoscente di New York. Da quell’analisi emersero elementi che rafforzarono ulteriormente questi dubbi.

Una testimonianza che non può essere ignorata

Per Chris, parlare di operazione interna, di possibili false flag o di demolizione pianificata non rappresenta una provocazione politica, ma una questione di coscienza personale e professionale.

Quando una persona che ha servito lo Stato per decenni decide di mettere a rischio la propria reputazione pur di raccontare ciò che ha visto, forse vale la pena fermarsi ad ascoltare.

Le sue parole non chiedono fede cieca.

Non chiedono adesione automatica.

Chiedono soltanto una cosa: guardare i fatti.

La verità non teme le domande

L’11 settembre resta una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea, ma anche una delle più controverse.

Il crollo del WTC 7, le testimonianze sulle esplosioni, la presenza di termite, le incongruenze tecniche e il silenzio mediatico su alcuni aspetti continuano a mantenere aperto un dibattito che non può essere liquidato con superficialità.

Perché la verità, quella autentica, non teme mai le domande.

E forse, proprio da quelle domande, bisogna ripartire.





Salvatore Calleri
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18 aprile 2026

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ARCHIVIO STORICO DEI BREVETTI: Oltre un secolo di manipolazione atmosferica

Archivio storico brevetti manipolazione climatica



Geoingegneria, scie chimiche e modifica del clima: questo archivio raccoglie brevetti storici che documentano oltre un secolo di tecnologie per la manipolazione atmosferica e il controllo meteorologico.

L’elenco che segue costituisce una prova documentale basata su brevetti registrati. Ogni numero di brevetto attesta lo sviluppo di tecnologie per l'alterazione del clima, l'irrorazione di particolati e la modifica dei fenomeni meteorologici dal 1891 ad oggi.

1891 – 1945: Le fondamenta della manipolazione climatica

In questo periodo emergono le prime tecnologie per la pioggia artificiale e la creazione di schermi atmosferici per scopi agricoli e militari.

1891 – US462795A: Metodo per produrre pioggia artificiale.
1914 – US1103490A: Generatore di pioggia.
1917 – US1225521A: Protezione da gas velenosi.
1920 – US1338343A: Produzione di nubi artificiali.
1924 – US1512783A: Dissipazione delle nebbie.
1927 – US1619183A: Produzione di nubi di fumo.
1928 – US1665267A: Nebbie artificiali.
1932 – US1892132A: Sistema di nebulizzazione aerea.
1933 – US1928963A: Irrorazione di scie.
1934 – US1957075A: Spruzzatura da aeroplani.
1936 – US2045865A: Scrittura nel cielo.
1936 – US2052626A: Dissipazione della nebbia.
1937 – US2068987A: Controllo della nebbia.
1939 – US2160900A: Rimozione del vapore atmosferico.
1941 – US2232728A: Dissipazione dei vapori.

1946 – 1970: Inseminazione delle nuvole e dispersione chimica

In questa fase si sviluppano tecnologie di geoingegneria primitiva con uso di metalli e aerosol dispersi da velivoli.

1946 – US2395827A: Spruzzatura aerea.
1946 – US2409201A: Fumo artificiale.
1949 – US2476171A: Cortina fumogena.
1949 – US2480967A: Dispersione di particolati.
1950 – US2527230A: Formazione di cristalli.
1951 – US2550324A: Controllo del meteo.
1951 – US2570867A: Precipitazione artificiale.
1952 – US2582678A: Diffusione di sostanze atmosferiche.
1952 – US2591988A: Biossido di titanio.
1952 – US2614083A: Schermatura chimica.
1953 – US2633455A: Generatori di fumo.
1955 – US2721495A: Particelle nucleanti.
1956 – US2730402A: Dispersione controllata.
1958 – US2835530A: Condensazione artificiale.
1959 – US2881335A: Campi elettrici atmosferici.
1959 – US2903188A: Controllo dei cicloni.
1959 – US2908442A: Dissipazione di nuvole.
1960 – US2962450A: Nebbia artificiale.
1960 – US2963975A: Inseminazione delle nuvole.
1961 – US2986360A: Dispersione aerea.
1962 – US3056556A: Modifica meteorologica.
1964 – US3126155A: Ioduro d’argento.
1965 – US3174150A: Tecnologie ionosferiche.
1966 – US3257801A: Composti metallici.
1969 – US3432208A: Dispersione particellare.
1970 – US3518670A: Precipitazione artificiale.

1971 – Oggi: Geoingegneria solare e controllo climatico globale

Le tecnologie evolvono verso la gestione della radiazione solare e il controllo climatico globale.

1975 – US3899144A: Scie artificiali.
1991 – US5003186A: Irrorazione stratosferica di metalli.
1996 – US5441200A: Metano stratosferico.
2001 – US20030085296A1: Controllo di uragani e tornado.
2010 – US7645326B2: Aerosol climatici e schermatura solare.

Verso il DDL Cieli Blu: un atto di civiltà

Questi brevetti dimostrano l’esistenza di tecnologie per la modifica dell’atmosfera e la manipolazione climatica.

La raccolta di 50.000 firme per il DDL Cieli Blu è fondamentale per ottenere:

  • Divieto della geoingegneria
  • Trasparenza totale
  • Tutela della salute pubblica

Firma per la tua salute. Firma per riprenderti il cielo.


Salvatore Calleri
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