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07 febbraio 2017

Formicolio alle mani? Ecco cosa ti sta accadendo

Non bisogna allarmarsi subito, il formicolio potrebbe essere dovuto alla compressione di alcuni nervi durante il riposo notturno, ma anche indice di una problematica decisamente più seria. Ecco i motivi per cui potresti avere le mani che formicolano.


Formicolo alle mani cause (© Prince apple | Shutterstock.com)
È un disturbo che può insorgere a qualsiasi età, senza cause apparenti. Spesso l’esordio è improvviso. Ci si sveglia una mattina con una sensazione di formicolio alle mani – in alcuni casi anche ai piedi – ma se il problema tende a ripetersi nel tempo è bene rivolgersi al proprio medico curante. Non bisogna allarmarsi subito, il formicolio potrebbe essere dovuto alla compressione di alcuni nervi durante il riposo notturno, ma anche indice di una problematica decisamente più seria. Ecco i motivi per cui potresti avere le mani che formicolano.
Le cause del formicolio alle mani
I sintomi
A chi rivolgersi
Cure naturali
Una causa che non desta preoccupazioni: la postura errata
È la motivazione più classica e non c’è motivo per cui preoccuparsi. Se hai posizionato braccia, mani, gambe o piedi in maniera errata comprimendo alcuni nervi è normale che si avverta del formicolio alle mani. Questo accade semplicemente perché lo schiacciamento di un arto impedisce un regolare flusso sanguigno nella zona. Spesso si dice che la mano si è «addormentata», ma il problema svanisce nel giro di pochi minuti se ci si muove bene. Nel caso di problematiche reali, invece, il formicolio può avvenire in qualsiasi momento e si ha una limitazione dei movimenti. In questo caso è bene intervenire quanto prima recandosi da uno specialista.
Le cause del formicolio alle mani
Tra le diverse cause vi possono essere:
  • Mancanza di vitamine del gruppo B
  • Sindrome del tunnel carpale
  • Artrite reumatoide
  • Dito a scatto
  • Malattia di Quervain
  • Artrosi cervicale
  • Ernie e patologie del tratto cervicale
  • Sindrome del canale cubitale
Altre cause meno comuni sono:
  • Alcolismo
  • Gravidanza
  • Ansia, stress
  • Problemi di circolazione e alla tiroide
  • Malattia di Buerger
Mancanza di vitamine del gruppo B
La mancanza di vitamina è un problema abbastanza comune e decisamente più risolvibile di tanti altri. In particolare, sembra essere molto d’aiuto una supplementazione a base di vitamina B12 e vitamina E. Dosaggio e metodi di somministrazione devono essere discussi con il proprio medico curante in base alla gravità della carenza vitaminica.
Sindrome del tunnel carpale
Anche in questo caso si tratta di un problema abbastanza comune. È un disturbo a carattere doloroso dovuto alla compressione del nervo che risiede tra l’osso del polso e i relativi tendini. L’esordio inziale, spesso nelle ore notturne, provoca solo un leggero formicolio e limitazione di movimento. Riguarda soprattutto le persone che eseguono lavori manuali sollecitando moltissimo il polso. Secondo uno studio pubblicato su Proceeding of National Academy of Science, una supplementazione di vitamina B6 (piridossina) funziona nella quasi totalità dei casi, salvo il problema non sia dovuto a un forte trauma. A tale scopo il dott. Ellis e collaboratori consigliano l’assunzione di 50-100 mg al giorno. Altri ricercatori come Phalen consigliano addirittura 200 mg al giorno. La cura andrebbe protratta per almeno tre mesi. Va detto che secondo una ricerca condotta dallo stesso Phalen, in presenza di sindrome del tunnel carpale e relativa carenza di piridossina è stato segnalato un uso concomitante di sostanze antagoniste di vitamine del gruppo B. Tra queste ci sono la tartrazina (un colorante giallo), una dieta altamente proteica, l’albume d’uovo crudo e gli anticoncezionali orali.
Artrite reumatoide
In caso di artrite reumatoide il dolore è molto più severo. Oltre al formicolio si possono avvertire vere e proprie fitte e rigidità nei movimenti. In alcuni casi i sintomi diminuiscono con il movimento. A differenza della sindrome del tunnel carpale che nei casi più gravi si può curare con la chirurgia, l’artrite reumatoide non è un problema risolvibile totalmente. Si possono, però, alleviare i sintomi con una cura specifica per questo genere di malattia.
Dito a scatto
Oltre al formicolio e alla debolezza nei movimenti, si caratterizza anche da un dolore diffuso al palmo della mano. Ma il sintomo più inconfondibile è una flessione non fisiologica delle falangi di una o più dita che si muovono a scatto. Questo accade perché i tendini che dovrebbero aiutare le dita a flettersi correttamente sviluppano dei noduli che impediscono il normale movimento. Gli antinfiammatori sono la cura d’elezione.
Malattia di Quervain 
Alla stregua del tunnel carpale è un problema che interessa soprattutto le persone che svolgono un lavoro manuale. Oltre al classico formicolio si ha una sensazione dolorosa al polso a al pollice. Il problema è dovuto a un’infiammazione della guaina che riveste i tendini. Se il problema è grave si potrebbe dover ricorrere all’intervento chirurgico.
Artrosi cervicale
Che si tratti di vera artrosi, di discopatia o problematiche del tratto cervicale il risultato non cambia. Il formicolio alle mani e braccia si può presentare soprattutto la notte e nelle prime ore del giorno. Spesso c’è anche dolore e limitazione dei movimenti. Il problema è causato da una compressione dei nervi che partono dal tratto cervicale. Gli antinfiammatori sono utili, ma sono senz’altro più indicate delle sedute di fisioterapia, osteopatia o manipolazione eseguita da un bravo massofisioterapista.
Sindrome del canale cubitale
È seconda solo alla sindrome del tunnel carpale. Al posto di interessare i nervi del polso, però, riguarda il nervo ulnare, più precisamente la parte che risiede a livello del gomito. Luogo in cui il nervo è molto più superficiale. Tutti sappiamo il dolore che provoca una semplice botta al gomito contro lo spigolo di un mobile. Questo è dovuto al fatto che i nervi si trovano decisamente più in superficie. Il formicolio e il dolore caratterizzato dalla sindrome del canale cubitale può essere dovuto a un uso intenso del gomito o a un trauma.
Rimedi e metodi naturali
Uno dei più potenti antinfiammatori naturali è sicuramente la curcumina. Integratori a base di tale sostanza potrebbero essere una cura complementare. In alcuni casi può essere utile un integratore a base di vitamine del gruppo B o seguire delle manipolazioni da personale esperto. Se il problema si verifica in gravidanza è bene evitare il più possibile l’uso di farmaci. I massaggi linfodrenanti potrebbero aiutare in questo delicato periodo della propria vita. In alcuni casi può essere d’aiuto indossare una semplice polsiera.
A chi rivolgersi
Per prima cosa è bene andare dal proprio medico curante per una richiesta di un esame diagnostico a immagini – per esempio una TAC. In base al problema rilevato ci si può rivolgere a un neurochirurgo, a un ortopedico o a un chirurgo plastico.

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29 dicembre 2016

Ictus: conosciamolo meglio


In questo post analizziamo gli aspetti principali della patologia per conoscerla meglio e imparare a prevenire l’ictus.

Cosa è l’ictus?

Infarto cerebrale, stroke o colpo apoplettico: comunque lo si chiami, l’ictus è la perdita – o il rallentamento – delle normali funzioni cerebrali a causa dell’improvvisa interruzione di apporto di sangue al cervello. Il mancato nutrimento del cervello, anche solo per pochi secondi, può compromettere funzionalità importanti fino a provocare disabilità gravi: intervenire subito e nel minor tempo possibile è il solo modo per limitare i danni.
L’ictus si può manifestare in tutta la popolazione, ma la maggiore percentuale si riscontra tra gli anziani e gli uomini.

Sintomi dell’ictus

Le prime avvisaglie di ictus variano in base alla gravità, alla zona del cervello colpita e alle cause, ma i sintomi generali che si possono riconoscere sono: formicolio al braccio, difficoltà a parlare o a compiere determinati gesti, alterazione della vista, capogiri, perdita di equilibrio.

Cause dell’ictus

L’ictus è provocato dalla mancanza di sangue diretto al cervello, e a sua volta questa condizione può essere determinata da un’embolia, una trombosi o un’emorragia cerebrale che, sebbene rara, è la più pericolosa perché mortale. Queste tre patologie sono accumunate dalla formazione di un impedimento che ostacola il flusso sanguigno verso il cervello: con la trombosi c’è un coagulo di sangue, con l’embolia si ha il distaccamento di un frammento dell’arteria in cui il coagulo si è formato, e con l’emorragia c’è la completa rottura di una parte arteriosa.

Tipi di Ictus

In base alle cause scatenanti, si distinguono tre forme di ictus:
  • Ictus ischemico: si suddivide in ictus trombotico se è provocato da una trombosi, e ictus embolico se è dovuto a un’embolia;
  • Ictus emorragico: si suddivide in ictus emorragico intracerebrale, quando la rottura del vaso sanguigno avviene dentro il cervello, e ictus emorragico subaracnoideo se si rompe un vaso arterioso situato sulla superficie tra il cervello e il cranio;
  • Attacco ischemico transitorio: è una forma di ictus particolare perché tutti i sintomi fanno pensare a un ictus ischemico ma, a differenza di quest’ultimo, sono passeggeri e non permanenti.

Fattori di rischio ictus

I fattori di rischio di un ictus sono numerosi, e si possono dividere in due gruppi: modificabili e non modificabili.
Fattori di rischio ictus modificabili:
  • Ipertensione arteriosa cronica;
  • Fumo e fumo passivo;
  • Colesterolo alto;
  • Diabete;
  • Obesità e sovrappeso;
  • Sedentarietà;
  • Malattie cardiovascolari;
  • Pillola anticoncezionale e ormonoterapia;
  • Abuso di droghe e alcol.
 
Fattori di rischio ictus non modificabili:
  • Età superiore ai 55-60 anni;
  • Sesso: colpisce più gli uomini che le donne;
  • Razza: africani, asiatici e caraibici sono i più predisposti;
  • Familiarità con l’ictus;
  • Attacco di cuore.

Prevenire l’ictus

Se è vero che non si può avere alcun controllo sui fattori di rischio non modificabili, è altrettanto vero che lo si può avere su quelli modificabili: l’ictus si previene con comportamenti virtuosi e l’adozione di terapie mediche. Per esempio, il pericolo di ipertensione cronica si allontana con una dieta povera di sodio, un allenamento costante ed eventualmente con l’uso di farmaci ipotensivi prescritti dal proprio medico.

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Ictus: i sintomi da non sottovalutare


    “Ictus“: una parola tanto temuta, almeno quanto “infarto“. Si verifica l’ictus quando un vaso arterioso cerebrale o viene ostruito o si rompe dando vita ad un’emorragia. Il blackout genera lesioni e danni gravissimi a livello sensitivo o motorio, dal momento che il sangue non riesce più a veicolare l’ossigeno nelle zone interessate. Anche se non sempre si annuncia, l’ictus può essere preceduto da particolari avvisaglie che dovrebbero metterci in guardia sul pericolo che corriamo. Secondo un rapporto della Heart and Stroke Foundation of Canada, risalente al 2011, l’ignoranza sull’ictus è ancora molto elevata, soprattutto nella popolazione femminile, “nonostante in Canada si verifichi un episodio di questo tipo, ogni 10 minuti“, dice l’istituto.
    L’ICTUS 
    L’ictus può essere emorragico (quando si verifica una vera e propria rottura dell’arteria cerebrale) ed ischemico (dovuto all’ostruzione dell’arteria, a causa di un embolo o di un deposito di placca). Quali sono i fattori di rischio? In genere, la pressione alta o l’ipercolesterolemia predispongono maggiormente al rischio di ictus, così come il diabete e l’utilizzo di pillole anticoncezionali. Anche chi soffre di problemi di coagulazione, ad esempio, rischia di sviluppare l’ ictus. Le donne che hanno avuto un aborto spontaneo hanno maggiori probabilità di soffrire di coaguli di sangue, così come quelle che soffrono di grvai forme di trombosi venosa. Lo stesso discorso vale per le persone che soffrono di livedo reticolare, una patologia caratterizzata dalla comparsa di chiazze cianotiche o rosse sulla pelle. Avete mai sentito parlare di emicrania con aura? Si tratta della condizione (fatta di disturbi visivi, visioni luminose nel proprio campo visivo) che precede o accompagna il vero e proprio mal di testa. Spesso questa fase si manifesta anche con l’indebolimento degli arti, formicolii e difficoltà nel parlare. Una ricerca scientifica pubblicata sul Journal of the American Medical Association, ha stabilito una relazione tra cefalea con aura ed un incremento del rischio di infarto e di ictus Altri fattori di rischio sono legati all’uso del contraccettivo orale, all’obesità (che favorisce la formazione di placche arteriose con conseguente ostruzione) ed al fumo che priva le cellule cerebrali del giusto apporto di ossigeno.Non esistono categorie di persone particolarmente a rischio di ictus cerebrale. Possono essere colpiti indistintamente giovani, anziani, uomini e donne anche se, con l’avanzare dell’età, le probabilità aumentano notevolmente. I SINTOMI DA NON SOTTOVALUTAREPrendere in tempo l’ictus è possibile, anche se difficile. Cogliere i cosiddetti campanelli d’allarme è, quindi, necessario per prevenire eventuali criticità. Tra le avvisaglie, ci sono l’ intorpidimento, il formicolio o la debolezza degli arti (braccio o gamba), afasia (difficoltà nel parlare), stato di confusione, problemi di vista, mal di testa lancinanti e vertigini. ICTUS E DEPRESSIONEIl dottor Adam C. Urado, professore di medicina al Tufts, ha parlato del rapporto tra ictus e farmaci antidepressivi dicendo che chi assume queste medicine, sviluppa maggiori possibilità di andare incontro ad un ictus. Dello stesso tenore è lo studio Women’s Health Initiative pubblicato online su Archives of Internal Medicine che ha seguito più di 160.000 donne in postmenopausa negli Stati Uniti per 15anni, esaminando i fattori di rischio e le possibili misure di prevenzione contro le malattie cardiovascolari, il cancro e l’osteoporosi. A distanza di uno o tre anni dall’inizio dello studio, circa 5.500 di queste donne ha assunto un antidepressivo con conseguente aumento del rischio di morte per ictus emorragico. “Ci sono altre forme efficaci di terapia per i pazienti ad alto rischio cardiovascolare che hanno anche la depressione“, sentenzia il dottor Jordan Smoller professore associato di psichiatria alla Harvard Medical School, “la depressione è un fattore di rischio noto per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari; uno dei motivi per cui gli antidepressivi triciclici sono utilizzati meno frequentemente è il loro potenziale effetto negativo sulla funzione cardiaca“. 

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