Esiste un confine invisibile tra la divulgazione scientifica e la protezione di determinati interessi. Quando questo confine viene superato da inchieste indipendenti che scuotono le fondamenta del racconto comune, il "sistema" reagisce. E non lo fa con i dati, ma con la delegittimazione morale.
Il caso: un regista di Focus contro l’informazione indipendente
Recentemente, la nostra pagina è stata bersaglio di un attacco da parte di Gianluca Gulluni, noto regista e filmmaker che firma importanti produzioni per Focus (Canale 35) e Mediaset. Il cuore della critica? Non i contenuti, non le prove, ma il fatto che questa attività di informazione venga sostenuta economicamente.
L’insinuazione di Gulluni è netta: "Io mica li rubo [i soldi]". Un’affermazione pesante che tenta di far passare un concetto pericoloso: chi fa inchiesta fuori dai canali ufficiali è un truffatore.
La Finestra di Overton: perché questo attacco?
Perché un professionista affermato sente il bisogno di scendere nell'arena dei commenti per dare dei "ladri" a chi analizza il fenomeno delle scie chimiche? La risposta sta nella Finestra di Overton.
L'obiettivo è restringere il campo di ciò che è "accettabile" discutere. Se convinci il pubblico che chiunque tratti certi temi lo faccia solo per spillare soldi, hai creato un muro psicologico: la gente non ascolterà più il messaggio perché avrà paura del messaggero. È la tecnica definitiva per fermare le inchieste senza mai dover entrare nel merito tecnico.
Divulgazione o Censura?
C'è un paradosso di fondo. Gulluni lavora per Focus, un canale che si dichiara "aperto alla conoscenza". Tuttavia, il suo intervento sembra andare nella direzione opposta: chiudere il dibattito attraverso l'insulto e il sospetto.
Mentre i grandi network ricevono finanziamenti milionari e pubblicitari per raccontare la loro "verità", l'indipendenza di chi si autosovvenziona viene etichettata come "furto". È una dinamica speculare: il mainstream si sente minacciato da chi non può controllare.
I fatti non si comprano
Possiamo essere definiti "ladri", ma le analisi, i dati e le anomalie che documentiamo restano lì, immobili. L'attacco di chi lavora per i grandi media è la conferma che la nostra lente d'ingrandimento sta inquadrando qualcosa che non dovrebbe essere visto.
Continueremo a chiedere trasparenza, anche se questo disturba i registi del pensiero unico.
Salvatore Calleri
-Ufficio Stampa


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