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30 giugno 2022

I virus che cadono dal cielo



Trasportati da aerosol che raggiungono quote elevate, centinaia di milioni di virus per metro quadro, soprattutto di origine marina, cadono ogni giorno letteralmente dal cielo verso il suolo

Lo ha stabilito la prima ricerca che ha tentato di quantificare il trasporto sulle lunghe distanze di questi microrganismi(red)



Ogni giorno nell'aria che ci circonda piovono letteralmente dal cielo oltre 800 milioni di virus. Questo dato, una media dell'oscillazione tra un massimo e un minimo, emerge dal primo studio, pubblicato sull'"International Society for Microbial Ecology Journal", che ha analizzato e quantificato il trasporto aereo di virus sulle lunghe distanze.

Da anni i ricercatori indagano sulla dispersione dei batteri in atmosfera sulle lunghe distanze, anche da un continente all'altro, grazie a piccole particelle di polvere e altri aerosol trasportati dal vento; finora tuttavia non era stata dedicata altrettanta attenzione ai virus. L'interesse per questi microrganismi è stato però rivitalizzato dalla scoperta di un numero elevato di virus geneticamente simili tra loro in ambienti molto diversi di tutto il mondo.

I virus che cadono dal cielo
(Credit: Sebastian Kaulitzki/SPL/AGF)
Isabel Reche, dell'Università di Grenada, e colleghi hanno installato piattaforme di campionamento dell'aria sulla Sierra Nevada, catena montuosa della Spagna meridionale, ad altitudini comprese fra i 2500 e i 3000 metri, perché solo se raggiungono quelle quote gli aerosol hanno la possibilità di essere trasportati per migliaia di chilometri.

Dall'analisi dei campioni è emerso che il flusso virale giornaliero varia dai 260 milioni agli oltre 7 miliardi di virus al metro quadrato, a seconda delle condizioni meteorologiche,
con un tasso di deposizione da 9 a 461 volte quello dei batteri.


I virus cadono dal cielo a MILIARDI




I ricercatori hanno anche scoperto che mentre i batteri provengono per lo più dal suolo e aderiscono a piccole particelle di sabbia o ad aerosol organico di dimensioni relativamente gradi, i virus hanno per la maggior parte una provenienza marina. Studi precedenti avevano stimato che nei primi 100 metri dalla superficie dei mari ci sono circa dieci milioni di virus per millilitro, e che in prossimità delle coste ci sono dai 100 milioni a un miliardo di virus per centimetro cubo di sedimenti.

Inoltre i virus aderiscono ad aerosol organico più piccolo, di dimensioni inferiori ai sette micrometri. Ciò significa che questi microrganismi possono rimanere in atmosfera più a lungo e a quote maggiori, diffondendosi così con maggiore efficienza e a più vasto raggio rispetto ai batteri. Infine, la pioggia trasporta facilmente al suolo i batteri in atmosfera, ma non è efficiente allo stesso modo nel caso dei virus.

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28 luglio 2019

Gli scienziati immettono nuove emissioni di gas in Asia che minacciano lo strato di ozono

Il buco nello strato di ozono è stato rilevato nei primi anni '80.

Gli scienziati hanno rilevato un aumento delle emissioni di sostanze chimiche chiave nella distruzione dell'ozono, sebbene la produzione di queste sostanze sia stata vietata in tutto il mondo. 

Se i nuovi contributi di gas continuano, potrebbero ritardare il recupero dello strato che protegge il pianeta dalle radiazioni ultraviolette dannose per un decennio.

La fonte delle nuove emissioni di cloro-fluorocarburo (CFC) è stata rintracciata nell'Asia orientale , ma gli esperti hanno avvertito che un luogo più preciso richiederà ulteriori indagini.

I CFC, che persistono nell'atmosfera da 50 a 200 anni, sono stati utilizzati a lungo negli aerosol, come isolanti e dispositivi di refrigerazione e condizionamento dell'aria, fino all'adozione del protocollo di Montreal alla fine degli anni '80, che Ha regolato la produzione e il consumo di queste sostanze e ha fissato il 1996 come limite per il suo totale abbandono nel Primo Mondo, mentre i paesi in via di sviluppo hanno avuto un periodo più lungo.
Il consenso per l'accordo è stato raggiunto dopo lunghi negoziati e dopo la scoperta del buco nello strato di ozono sull'Antartide nei primi anni '80.
Nella foto Stephen Montzka
Dal 2007 non ci sono stati rapporti sulla produzione del CFC-11, il secondo più dannoso dei CFC. Tuttavia, un aumento della concentrazione di quel gas è stato rilevato da Stephen Montzka, dell'Ufficio nazionale americano per l'amministrazione oceanica e atmosferica e da altri scienziati che monitorano la presenza di sostanze chimiche nell'atmosfera.

Secondo gli esperti, le prove suggeriscono che i contributi di CFC-11 "provengono da una nuova produzione non segnalata al segretariato dell'ozono del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, che è incompatibile con la fase di cessazione della produzione di CFC per il 2010 concordato nel protocollo di Montreal ”.
Erik Solheim, direttore esecutivo di UN Environment, ha affermato che se le emissioni non vengono ridotte o fermate, "hanno il potenziale per rallentare il recupero dello strato di ozono . Ecco perché è fondamentale identificare le cause precise di queste emissioni e adottare le misure necessarie. "
Il tasso di perdita era in costante calo fino al 2013, quando le stazioni dalla Groenlandia al Polo Sud hanno rilevato un brusco cambiamento in declino, che ha iniziato a essere più lento. È stata quindi avviata un'indagine che ha escluso come causa alcuni cambiamenti nei modi in cui l'atmosfera distribuisce e distrugge il CFC-11.
Sono stati esclusi anche la distruzione di vecchi materiali in cui era presente il gas e la generazione di CFC-11 come sottoprodotto in alcuni processi chimici industriali.
Il fatto che gli importi rilevati rappresentassero un aumento del 25% delle emissioni globali dal 2012 ha convinto gli scienziati che si tratta di una produzione di massa , è dietro ciò che i governi hanno assicurato alle Nazioni Unite l'abbandono di questi gas.
"Se queste emissioni cessassero presto, la loro influenza sulla data di recupero dello strato di ozono sarebbe inferiore. Se rimangono, ci potrebbe essere un ritardo di dieci anni o più ", ha detto Montzka.

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09 dicembre 2017

Scie chimiche. La morte ci cade addosso.

scie-chimiche-morte-addosso

Le scie chimiche, le famigerate chemtrails

Contengono sostanze chimiche molto dannose per la salute umana
e per l’ambiente, creano nuove malattie
di Angelo Severino 
www.ora-siciliana.eu
Scie Chimiche. Milioni di persone ogni giorno guardano distrattamente il cielo e non si accorgono che sta accadendo un qualcosa di strano sopra le loro teste. La maggior parte della gente è troppo occupata o a scrivere e leggere sms o a chattare sui loro telefoni cellulari o semplicemente perché non conosce ciò che stiamo per spiegarvi. Eppure, a partire dalla metà degli anni 1990, quasi senza interruzione, qualcosa di incomprensibile si sta verificando nell’aria. Prima di allora, il cielo era bello e luminoso, di un blu profondo, con nuvole eleganti e con un sole splendente. I giovani sotto i 30 anni tutto questa meraviglia della natura possono solo immaginarla o, rare volte, anche a vederla.
Da qualche anno, il cielo perde spesso il suo azzurro naturale e piglia il colore bianco grigiastro che offusca la luminosità del sole. Se fossimo stati più attenti e informati, avremmo visto prima degli aerei lasciare lunghe sottili linee bianche che in breve tempo, allargandosi, si espanderanno e poi si fonderanno fra loro annebbiando il cielo e velando in modo insolito il sole.
Abituiamoci a guardare spesso il cielo perché, nel momento in cui si verificano questi strani fenomeni, dobbiamo sapere che quegli aerei non sono normali aerei ma apparecchi di morte che disperdono nell’aria sostanze chimiche potenzialmente molto dannose per la salute umana e per l’ambiente. Queste linee bianche, irregolari e che spesso s’incrociano, si chiamano SCIE CHIMICHE, le cosiddette “chemtrails”.
C’è di tutto, persino sangue essiccato
Attraverso queste operazioni di “aerosol”, i velivoli scaricano nel cielo diversi composti chimici la cui natura è ufficialmente sconosciuta. Le analisi che si effettuano da anni sui territori coinvolti dal fenomeno riscontrano però, di volta in volta, la presenza di bario, di nano alluminio rivestito in fibra di vetro (conosciuto come “chaff” per confondere i radar), di torio radioattivo, di cadmio, di cromo, di nichel, di ioduro d’argento, di calcio, di magnesio e di titanio. A volte è stato pure rinvenuto sangue essiccato, spore di muffe, micotossine, bromuro di etilene e fibre polimeriche.


Gli esperti affermano che il pH atmosferico si sta velocemente modificando e ciò sarebbe dovuto anche per i residui di bario utilizzato durante questi raid aerei. Il bario, favorendo la formazione di nubi anche a umidità estremamente bassa, laddove le nubi naturali non possono formarsi, facilita i progetti di modifica del clima (sia a scopo sperimentale sia a scopi militari e segreti).
I libri di chimica sostengono che il bario, superato il livello minimo di sicurezza, è altamente tossico per gli esseri umani. Una presenza elevata di bario nelle acque potabili può causare difficoltà nella respirazione, cambiamenti nel ritmo cardiaco, aumento della pressione sanguigna, irritazione dello stomaco e dell’intestino, aumento di volume del cervello, debolezza muscolare, dolori articolari. Quando gli aerei abbandonano nell’atmosfera umida il bario, questo reagisce con l’acqua e forma l’idrossido di bario che causa molto calore. Ciò potrebbe allora spiegare perché, quando dovrebbero esserci temperature invernali o primaverili, lamentiamo invece un caldo anomalo. 
Nuove malattie e cambiamento climatico
L’effetto serra è incrementato segretamente dalle cosiddette scie chimiche? Difficile da rispondere. Negli anni, e oggi cominciano a trapelare alcune indiscrezioni, i governi mondiali hanno esposto consapevolmente le popolazioni a sostanze radioattive che hanno poi cagionato gravi patologie (come l’Alzheimer e il Parkinson) o nascite di bambini malformati. Le scie chimiche, dopo alcune ore, coprendo il cielo di nuvole, determinano altresì una diminuzione dell’irraggiamento del sole e ciò non favorisce la fotosintesi clorofilliana che è un processo biochimico molto importante e vitale alla sopravvivenza della pianta stessa.
Secondo alcuni scienziati vi sarebbero delle multinazionali agro alimentari che, favoriti dai cambiamenti climatici, stanno sperimentando nuove sementi ogm adatte per ogni situazione climatica, da sostituire alle colture tradizionali. Ed è per questo che, segretamente, nel territorio della Sicilia centrale si stanno testando nuove coltivazioni mai viste prima a danno del grano duro che da millenni si coltiva nell’Ennese.
La maggior parte delle persone continua purtroppo a essere disinformata sul fenomeno delle “chemtrail” e magari, quando alza lo sguardo verso l’alto, resta meravigliata nel vedere aerei che scorrazzano nel cielo lasciando lunghe linee che si trasformeranno poi in spettacolari nuvole bianche a ciuffi che somigliano a piume delicate. Somigliano ai cirri ma non sono quelli naturali perché, una volta generati dalle famigerate scie chimiche (di cui sono una graduale trasformazione), si trovano nel posto sbagliato insieme alle nuvole normali come i cirrocumuli.
I cirri, infatti, sono nuvole che si trovano generalmente fra gli 8.000 ei 12.000 metri d’altezza, mentre i cirrocumuli sono presenti fra i 5.000 e i 7.000 metri di quota (nella fascia temperata). Com’è possibile quindi che dei cirri, come accade durante l’operazione aerea delle scie chimiche, siano sempre e comunque più bassi dei cirrocumuli? La verità è che, a prima vista, sembrano cirri ma, in realtà, sono nuvole artificiali e altamente tossiche.
A questo punto, è doveroso fare una precisazione. Non tutte le scie bianche abbandonate in cielo dagli aerei si chiamano “chemtrail” (nome tecnico che identifica le scie chimiche) ma, nella normalità dei casi, esse caratterizzano le scie di condensazione: le “contrails”. Quest’ultime sono rettilinee, durano pochi minuti e poi scompaiono lasciando un cielo bello limpido e azzurro. Sono costituite dal vapore acqueo immesso nell’atmosfera (a quota oltre gli ottomila metri) dagli scarichi caldi del motore quando vengono a contatto con l’aria fredda (inferiore ai -40°C) in una percentuale di umidità superiore al 70%.
Le scie chimiche, viceversa, allargandosi, persistono per parecchie ore e alla fine trasformano il cielo da sereno a nuvoloso. Vengono prodotte a quote inferiori agli ottomila metri da velivoli non meglio identificati che a volte si muovono seguendo strani percorsi irregolari e a forma di disegni. Le “chemtrail” scaricano nell’ambiente, a secondo dell’effetto desiderato, sostanze chimiche tra cui il “trimethylaluminum” (solfato di alluminio), sali di bario (le cui caratteristiche igroscopiche mirano a catturare l’umidità presente nell’aria), ioduro d’argento, calcio, magnesio, titanio e altre sostanze chimiche potenzialmente dannose sia per l’uomo sia per l’ecosistema perché sul terreno finiscono, tra l’altro, anche microrganismi che normalmente vivono negli alti strati dell’atmosfera.
Haarp e scie chimiche, unico progetto
A cosa mirerebbe il fenomeno delle scie chimiche che sta interessando anche le zone in cui abitiamo? Uno dei principali obiettivi di questi esperimenti sarebbe la modificazione del clima (per far piovere al verificarsi di scarse precipitazioni o, diversamente, per far prolungare una siccità) con la finalità di arrivare a controllarlo e gestirlo per scopi militari e strategici. Le antenne Haarp e le chemtrail (o scie chimiche) farebbero parte di un unico inquietante progetto gestito segretamente dagli U.S.A.
Cominciato nel 1996 negli Stati Uniti, proseguito nel Canada, il fenomeno delle scie chimiche ha interessato anche il Nord America, l’Europa, l’Australia, la Nuova Zelanda e tutti i paesi della Nato. In Italia le prime testimonianze risalgono alla primavera del 1999 e da allora, come denunciò Tom Bosco, direttore di Nexus, «è stato un crescendo inarrestabile, con segnalazioni da ogni zona del nostro paese». In realtà, è dal 1940 che le forze armate degli Stati Uniti d’America, le “United States Army”, hanno iniziato a spruzzare sulle popolazioni civili armi chimiche e biologiche nei test all’aria aperta. Li chiamarono spudoratamente “test di vulnerabilità”.
Per finanziare queste costosissime operazioni occorre investire parecchio denaro perché bisogna utilizzare velivoli particolari, piloti altamente specializzati, carburanti e soprattutto i componenti chimici da sparpagliare continuamente in atmosfera. Se le istituzioni nazionali, europee e internazionali sono a conoscenza di queste misteriose e frequenti incursioni aeree, perché non intervengono? Ci sono accordi militari segreti fra gli Stati della Nato e le Forze armate statunitensi? Chi aiuteranno questi sperimenti, come e perché? La popolazione, frattanto, è tenuta all’oscuro (se non addirittura fuorviata) sulle verità delle “chemtrail” e sul come e sul perché ci ammaliamo, anche di nuovi morbi.
Se le scie chimiche portassero veramente, come afferma qualcuno, grossi vantaggi per la popolazione (causare, ad esempio, le piogge per ricolmare le dighe vuote) perché allora non informare di queste lodevoli iniziative i cittadini che, a loro volta, ringrazierebbero di cuore, questi novelli benefattori per una così tanta generosità elargita? Riadattato da Scie Chimiche: Informazione Corretta
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