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18 luglio 2019

STOP 5G, MORATORIA DA FIRMARE SUBITO IN DIFESA DELLA SALUTE PUBBLICA


Petizione promossa dalla Dott.ssa Fiorella Belpoggi per l’alleanza italiana Stop 5G

STOP 5G, MORATORIA SUBITO IN DIFESA DELLA SALUTE PUBBLICA

Considerata la Risoluzione di Vicovaro seguita al 1° meeting nazionale Stop 5G in cui, tra gli altri, hanno preso parte medici e scienziati di fama internazionale; depositata in Parlamento una prima petizione sottoscritta da oltre 11.000 cittadini italiani; tenute audizioni medico-scientifiche in IX Commissione permanente; tenute due conferenze stampa presso la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica; con una nuova raccolta firme, l’alleanza italiana Stop 5G rinnova al Governo la richiesta di una moratoria sul 5G, tecnologia non sicura per umanità ed ecosistema, che si serve di inesplorate radiofrequenze prive di studi preliminari sul rischio per la salute della popolazione che si troverebbe esposta alle irradiazioni di ubiquitari campi elettromagnetici a microonde millimetriche da antenne installate sui lampioni della luce, nei tombini dei marciapiedi, sui balconi dei palazzi e persino dentro le case, oltre che col Wi-Fi dallo spazio da satelliti in orbita e droni nel cielo per coprire il 98% del territorio nazionale di radiofrequenze e servire il 99% della popolazione con il wireless di quinta generazione. Milioni di nuove mini-antenne che inevitabilmente andranno a sommarsi alle già esistenti circa 70 mila Stazioni Radio Base per telefonia mobile 2G, 3G, 4G e alle decine di migliaia di Wi-Fi pubblici attivi. Ciò comporterà un’esposizione massiccia della popolazione all’inquinamento elettromagnetico ed è stato preannunciato un innalzamento delle soglie limite per i valori di irradiazione, dalla cautelativa media attuale dei 6 V/m, fino a 61 V/m (ovvero, in fisica, 110 volte più di oggi!).


Eppure dal 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondale della Sanità ha classificato le onde non ionizzanti a radiofrequenza come “possibili cancerogeni” inserendoli nel gruppo 2B. Inoltre, entro 2-3 anni, attraverso le “Raccomandazioni del gruppo consultivo sulle priorità per la Monografia IARC” per il periodo 2020-2024, è prevista la rivalutazione della classificazione per portarla eventualmente a Classe 2A (probabili cancerogeni) se non addirittura in Classe 1 (cancerogeni certi), facendo seguito ai nuovi dati epidemiologici e soprattutto sperimentali contenuti nel rapporto finale del National Toxicology Program, dal quale è emersa una «chiara evidenza che i ratti maschi esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, sviluppino rari tumori delle cellule nervose del cuore», e «alcune evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali»; anche l’Istituto Ramazzini (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni) che ha considerato sperimentalmente esposizioni alle radiofrequenze della telefonia mobile mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio statunitense, riconducibili alle esposizioni attuali alle antenne della telefonia mobile nell’uomo, ha riscontrato gli stessi tipi di tumore. Infatti, sono emersi aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m, e ha osservato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio americano: iperplasia delle cellule di Schwann e gliomi maligni (tumori del cervello) alla dose più elevata.
Sono poi quasi 200 gli scienziati indipendenti che, guidati dal Prof. Lennart Hardell, hanno sottoscritto l’appello internazionale per l'Unione Europea finalizzato ad una moratoria del 5G. E un appello mondiale ha già raccolto le adesioni di oltre 100.000 tra ricercatori, cittadini e organizzazioni di 187 paesi al mondo e mette a disposizione una bibliografia ricchissima, che attesta numerosi rischi biologici da elettrosmog. In Italia, non da ultimo, nel 2018 i medici di ISDE Italia hanno chiesto al Governo Conte “un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari e una moratoria per l’esecuzione delle sperimentazioni 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente piani¬ficato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al con¬trollo ambientale e sanitario”.


Nel 2019 il Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Comunità Europea ha quindi affermato che il 5G “evidenzia criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza. La polemica è in merito ai danni causati dalle attuali tecnologie wireless 2G, 3G e 4G.” E ancora. “Gli effetti della radiazione elettromagnetica sono stati generalmente ben studiati, tuttavia la radiazione elettromagnetica di bassa frequenza è meno studiata.” E infine dichiara che la questione di come “l’esposizione ai campi elettromagnetici potrebbe influenzare l’uomo, rimane un’area controversa e gli studi non hanno fornito prove chiare dell’impatto su mammiferi, uccelli o insetti. La mancanza di prove chiare per informare lo sviluppo delle linee guida sull’esposizione alla tecnologia 5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche non intenzionali”».


Sempre nel 2019 uno studio della Direzione generale per le politiche europee del Dipartimento tematico per le politiche economiche, scientifiche e di qualità della vita, incaricato dalla Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo per analizzare lo sviluppo del 5G in Europa afferma che “i campi (elettromagnetici) siano altamente focalizzati a raggiera, che essi varino rapidamente con il tempo e il movimento e quindi siano imprevedibili, poiché i livelli e i modelli del segnale interagiscono come un sistema a circuito chiuso. Questo (comportamento) deve ancora essere studiato in modo affidabile per situazioni reali, al di fuori del laboratorio”, sostenendo che “il problema è che al momento non è possibile simulare o misurare accuratamente le emissioni di 5G nel mondo reale”.
E’ poi necessario evidenziare come proprio le “Linee guida sulla protezione della popolazione mondiale dall’esposizione alle radiofrequenze e microonde” considerino solo gli effetti termici a breve termine simulati sui cosiddetti phantoms, ovvero manichini riempiti di gel, e che questi studi derivino dalla c.d. Commissione internazionale sulla Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP), ovvero da un organismo privato con sede in Germania già al centro di numerose polemiche e attacchi da parte di scienziati, medici e ricercatori di mezzo mondo che lo accusano di conflitti d’interesse e scarsa trasparenza nell’operato, motivo per cui tali studi non vengono considerati dai tribunali italiani, poiché ICNIRP seguita a perorare una tesi negazionista sui cosiddetti effetti non termici a medio-lungo termine, ovvero rimane ferma su parametri obsoleti e superati dalla letteratura biomedica che invero attesta effetti biologici da irradiazione a radiofrequenze. La commissione ICNIRP è costituita da fisici, ingegneri e altri professionisti, senza la necessaria conoscenza sulla biologia degli organismi viventi.



Martin Pall, professore emerito di biochimica e scienze mediche di base della Washington State University (USA) nonché più esperti al mondo in materia di interazione tra campi elettromagnetici e salute, nel Commento dell’8 Ottobre 2018 alle ‘Linee Guida’ dell’ICNIRP e alle relative ‘Appendici sui Limiti per l’Esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo (da 100 kHz a 300 GHz)’ ha denunciato il pericolo per la salute umana correlato alle radiofrequenze compreso il 5G, sottolineando storture, falle metodologiche e grossolani limiti di contenuto nel controverso documento diffuso dell’ICNIRP.


Riscontrati gli “effetti nocivi sulla salute umana” il 15 Gennaio 2019 il TAR del Lazio ha così condannato i Ministeri di salute, ambiente e pubblica istruzione a promuovere un’adeguata campagna informativa “avente ad oggetto l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile”, mentre una serie di sentenze emesse nell’ultimo decennio dalla magistratura internazionale e italiana (l’ultima dal Tribunale di Monza nel Marzo 2019) attestano il danno da elettrosmog, l’elettrosensibilità e il nesso telefonino=cancro oltre ogni ragionevole dubbio (Cassazione 2012), tanto che note compagnie internazionali di assicurazione come Swiss Re e Llyoid’s non ne coprono più il danno e l’Alleanza Contro il Cancro (fondata dal Ministero della Salute, ne fa parte pure l’Istituto Superiore di Sanità) sta studiando le cause di un tumore maligno al cervello (glioblastoma) puntando sull’invisibile inquinamento dei cellulari.


Proprio per questo oltre 300 Sindaci americani promettono strascichi in tribunale mentre il 5G è stato bloccato a Bruxelles e in tre cantoni svizzeri, così come Olanda e Germania pretendono test che possano scongiurare un’overdose da elettrosmog e il Comune di Ravensburg progetta zone Free (cioè senza irradiazioni del 5G) per proteggere malati e categoria più a rischio, motivo per cui Portogallo e Malta non hanno ancora messo all’asta le nuove bande, al contrario del nostro Paese che s’è spinto molto più in là.


Infatti in Italia, bandita nel 2018 l’asta da 6,5 miliardi di euro per l’aggiudicazione dei lotti di tre nuove bande di radiofrequenze, è stata avviata la fase di sperimentazione del 5G nelle città di Prato, L’Aquila, Matera, Bari, Milano, a cui si sono aggiunte Roma, Torino, Genova e Cagliari, mentre con Delibera n° 231/18/CONS l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha poi individuato un’ulteriore lista di 120 piccoli comuni d’Italia in cui, nei prossimi mesi, è prevista l’adozione del 5G.


Eppure, a vario titolo istituzionale, tra Regioni, Province e Comuni si contano circa 50 amministrazioni in cui - all’indomani della Risoluzione di Vicovaro - sono state approvate delibere per la moratoria sul 5G, mozioni ispirate al principio di precauzione oppure sono state presentate interrogazioni regionali, provinciali o comunali da vari consiglieri con l’intento di approfondire i lati oscuri dell’Internet delle cose, mentre ben sette interrogazioni sono state presentate alla Camera dei Deputati e in Senato da parlamentari appartenenti a diversi schieramenti politici, così come una recente mozione presentata a Montecitorio da cinque deputati chiede una moratoria sul 5G.
Infine numerose sono state anche le diffide all’adozione del 5G sottoscritte da cittadini, comitati e associazioni rivolte ai membri del Governo e/o ai Sindaci in qualità di massima autorità sanitaria sul territorio, senza contare gli esposti per la prevenzione di eventuali danni alla salute già prodotti presso alcune Procure della Repubblica.
PER TUTTE QUESTE RAGIONI I FIRMATARI DELLA PETIZIONE CHIEDONO AL GOVERNO ITALIANO:
1) di sospendere con una moratoria qualsiasi forma di sperimentazione tecnologica del 5G su tutto il territorio nazionale in attesa della produzione di sufficienti evidenze scientifiche per giudicarne l’innocuità, promuovendo uno studio sugli effetti biologici delle radiofrequenze 4G e 5G presso un ente indipendente e privo di conflitti d’interessi con l’industria, attesa la disponibilità dell’Istituto Ramazzini che ha già provata esperienza nel tipo di studio necessario;
2) mantenere gli attuali valori limite di legge nella soglia d’irradiazione elettromagnetica, puntando sulla minimizzazione del rischio proprio come indicato nei Report del Bioinitiative Group, dal Parlamento Europeo nella Risoluzione del 2009 e l’Assemblea del Consiglio d’Europa con la Risoluzione n° 1815 del 2011, volta ad un abbassamento dei limiti di legge a 0,6 V/m nell’immediato e a 0,2 V/m sul lungo termine, valutando tutte le opinioni critiche e i giudizi negativi giunti dalla comunità scientifica in merito agli effetti di un eventuale innalzamento dei limiti di legge, abrogando altresì l’articolo 14 del Decreto Sviluppo “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (DL n° 179 del 18/10/2012 pubblicato sulla G.U. n° del 19/10/2012), che impone una misurazione dei campi elettromagnetici su una media di 24 ore (valore arbitrario), anziché sui 6 minuti (valore basato su motivazioni biologiche);
3) minimizzare il rischio sanitario promuovendo anche uno studio epidemiologico sui campi elettromagnetici che sia sviluppato da enti indipendenti non riconducibili alle aziende di telecomunicazione interessate a sviluppare la tecnologia 5G anche a discapito della salute della popolazione.


Dott.ssa Fiorella Belpoggi per l’alleanza italiana Stop 5G


LINK UTILI
MOZIONE STOP 5G AL PARLAMENTO ITALIANO FIRMATA DA CINQUE DEPUTATI DELLA REPUBBLICA CHE IMPEGNA IL GOVERNO NELLA MORATORIA
STOP 5G, ORDINANZA DEL SINDACO DI SOSPENSIONE IN TERRITORIO COMUNALE, APPROVATE 13 DELIBERE DI GIUNTA E MOZIONI DI CONSIGLIO COMUNALE
VIDEO UFFICIALE CONFERENZA ALLEANZA ITALIANA #STOP5G CAMERA DEPUTATI

CONFERENZA ALLEANZA ITALIANA #STOP5G AL SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

VIDEO CONFERENZA ALLEANZA ITALIANA #STOP5G AL SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

VIDEO UFFICIALE 1° MEETING NAZIONALE ALLEANZA ITALIANA #STOP5G

LA RISOLUZIONE DI VICOVARO 2019

LETTERA APERTA DELL'ALLEANZA ITALIANA STOP 5G AI SINDACI DELLE SMART CITIES
APPELLO PER LA MORATORIA SUL 5G dei MEDICI di ISDE Italia
CROWDFUNDING STOP5G ITALIA

LIBRO INCHIESTA

STOP 5G, GIORNATE DI MOBILITAZIONE NAZIONALE UNITARIA NELLA TUA CITTA', 15-21 GIUGNO 2019 - mobilitazione in 50 città e centri d'Italia 


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31MILA PROFESSIONISTI NEL MONDO DICONO NO AL 5G!

E in corso un’enorme petizione internazionale contro la messa in opera del 5G per motivi di sicurezza da parte di migliaia di scienziati e professionisti di tutto il mondo. In Italia, a Vicovaro, alle porte di Roma, si è svolto il primo meeting nazionale dell’Alleanza italiana Stop 5G. Parlamentari, sindaci, medici e scienziati si sono riuniti per chiedere al Governo una moratoria in difesa della salute pubblica. Intanto alcuni dei 120 comuni italiani interessati alla sperimentazione, come Marsaglia si stanno tirando indietro. E da Trento il Senatore Andrea de Bertoldi, segretario commissione finanze e tesoro dice ”I cittadini italiani sono inconsapevoli cavie per gli effetti dell’elettrosmog 5G. Milioni di antenne, milioni di onde elettromagnetiche che mettono a rischio la salute pubblica”. Lo stesso ha fatto da Matera il Senatore Saverio De Bonis come dal Veneto la parlamentare Sara Cunial che ha interrogato il Governo sui pericoli del 5G. L’Ispra, in audizione alla Camera lo scorso 26 febbraio sul tema 5G, ha redatto un documento in cui scrive “Il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA) si sta già confrontando per approfondire la tematica 5G e mettere a sistema le informazioni in suo possesso relativamente agli impatti del 5G sulle proprie attività di valutazione preventiva e controllo. Alla luce del dibattito in essere tra avvento del 5G, saturazione dello spazio elettromagnetico e modifica dei limiti, SNPA è impegnato ad approfondire il tema dell’espansione delle reti, in particolare alla luce degli attuali limiti”.
 Maurizio Martucci, portavoce dell’Alleanza STOP 5G e autore del libro “Manuale di autodifesa per elettrosensibili. Come sopravvivere all’elettrosmog di Smartphone, Wi-Fi e antenne di telefonia mobile, mentre arrivano il 5G e il Wi-Fi dallo spazio” 8Terra Nuova ) afferma ad Estreme Conseguenze “Sarà un terremoto per il business 5G se la connessione elettrosmog-salute passerà dall’attuale livello Classe 2B alla Classe 2A o addirittura alla Classe 1, venendo cioè elevata da “possibile” a “probabile”, se non addirittura “certo” agente cancerogeno” dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro.
Mentre si attende con le 9 Smart City che il 5G colonizzi altri 120 piccoli interessati alla sperimentazione e si estenda a tappeto l’esposizione della popolazione alle onde elettromagnetiche, si fa sempre più forte e internazionale l’appello di migliaia di scienziati indipendenti che chiedono alle istituzioni di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G in attesa che si accertino i rischi per la salute dal momento che non è stato investito un solo euro di spesa pubblica per la ricerca sulla prevenzione sanitaria contro i 700 milioni di euro (della sola UE) per la ricerca tecnologica e sebbene lo scorso gennaio anche il Comitato scientifico sui rischi sanitari emergenti (Scheer) della Comunità Europea abbia classificato il 5G nella lista degli agenti pericolosi. Da quel momento e, vista l’imminente sperimentazione, sono già 31mila gli scienziati che nel mondo dimostrano attraverso un’ampia documentazione medico-scientifica i pericoli possibili, probabili se non addirittura certi che le onde elettromagnetiche hanno sui nostri corpi. Ma se la Svizzera si è defilata dal 5G, così come cinque città polacche lo hanno rifiutato e se le compagnie d’assicurazioni Swiss Re e Lloyds ammettono effetti non termici da radiofrequenze, perché l’Italia che pure è stato l’unico paese al mondo ad “accertare giuridicamente” il nesso causale telefonino cancro con noti casi di invalidità permanente e malattia professionale all’80% riconosciute (Tribunale di Brescia, Tribunale di Firenze, Verona e Ivrea e Cassazione nel lontano 2011) annaspa e non applica il principio di precauzione?
Il tema è dibattuto. Tanto che Ispra, in audizione alla Camera lo scorso 26 febbraio sul tema 5G, ha redatto un documento di indagine conoscitiva in cui scrive “Il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA) si sta già confrontando per approfondire la tematica 5G e mettere a sistema le informazioni in suo possesso relativamente agli impatti del 5G sulle proprie attività di valutazione preventiva e controllo. Alla luce del dibattito in essere tra avvento del 5G, saturazione dello spazio elettromagnetico e modifica dei limiti, SNPA è impegnato ad approfondire il tema dell’espansione delle reti, in particolare alla luce degli attuali limiti”. Nel documento troviamo scritto che nell’ambito del progetto finanziato dal MATTM “Programma di promozione di attività di ricerca e di sperimentazione tecnico-scientifica, nonché di coordinamento dell’attività di raccolta, di elaborazione e di diffusione dei dati al fine di approfondire i rischi connessi all’esposizione a campi elettromagnetici a bassa e alta frequenza” che sarà portato avanti dalle ARPA/APPA nei prossimi 18 mesi, esse approfondiranno anche il tema del 5G”. Nella medesima audizione Alessandro Vittorio Polichetti dell’ISS ha spiegato che la maggiore densità delle small cells del 5G abbasserà le emissioni con un minore impatto sulla popolazione.
Maurizio Martucci, autore del libro inchiesta  Manuale di autodifesa per elettrosensibili. Come sopravvivere all’elettrosmog di Smartphone, Wi-Fi e antenne di telefonia mobile, mentre arrivano il 5G e il Wi-Fi dallo spazio (Terra Nuova Edizioni) è oggi, invece, il portavoce dell’Alleanza Nazionale Italiana STOP 5G e ad Estreme Conseguenze dice “Siamo partiti qualche mese fa, e in poco tempo abbiamo costruito una massa critica enorme, più di 11mila persone hanno firmato e continuano a firmare il nostro appello che non vuole bloccare la tecnologia, ma affidarsi al principio di precauzione quando di questa tecnologia e dei suoi effetti si sa abbastanza per porre una questione sanitaria mondiale. Il paradosso a cui stiamo assistendo è che parliamo di un’emergenza ormai accertata da numerosi studi indipendenti nazionali e internazionali che hanno messo nero su bianco una «chiara evidenza che si sviluppino rari tumori delle cellule nervose del cuore». Esistono rapporti (come quello del National Toxicology Program americano) che affermano come ci siano «alcune evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali». E qui si sta parlando ancora di 2G e 3G.  Ora si vuol introdurre in modo ubiquitario, capillare e permanente il 5G, ma non c’è la ricerca, ovvero l’unico istituto italiano che ha la strumentazione in grado di approfondire gli studi sul 5G (Istituto Ramazzini) è completamente abbandonato a se stesso e si autofinanzia. Come Alleanza Nazionale siamo riusciti a raccogliere 30mila euro attraverso una campagna di crowdfunding, con 50mila complessivi l’Istituto ha dichiarato di riuscire non solo a concludere gli esiti degli studi sugli altri organi, dopo cuore e cervello, compromessi delle onde 2 e 3G, ma anche di poter mettere a disposizione la propria logistica per affrontare nuove ricerche sul 5G”.
Che cosa ci ferma?  “L’Italia – dice Martucci – perderebbe 6,5 miliardi di euro (quanto lo Stato ha introitato vendendo le frequenze alle compagnie telefoniche). E l’Unione Europea ha quantificato l’introito economico da qui al 2025 per la tecnologia 5G in 225miliardi di euro”.
Già nel precedente articolo dedicato all’elettrosmog Fiorella Belpoggi, Direttrice dell’area ricerca del Centro per la Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna ci aveva parlato di “giganteschi conflitti di interesse” tra studiosi e aziende della telefonia. Stiamo parlando ad esempio del fatto che Michael Repacholi (fondatore dell’associazione privata di Francoforte INCIRP sulla protezione della popolazione dalle radiazioni di onde non ionizzanti a cui – stranamente – l’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a delegare il mandato per la stesura delle linee guida internazionali nonostante le aspre polemiche) dal 2006 è diventato un consulente aziendale nelle telecomunicazioni. Oppure Guglielmo d’Inzeo, uno dei due rappresentanti dell’INCIRP, fa pure parte del Consorzio (lobbistico) Elettra 2000 e “ha moltiplicato i pareri scientifici per società come Vodafone, partecipato a progetti finanziati dall’industria e partecipa a Efhran con Deutsche Telecom e l’Associazione UE dei produttori di Gsm tra i finanziatori”. Ma anche Paolo Vecchia, ex funzionario dell’Istituto Superiore della Sanità ed acerrimo negazionista dell’eziopatogenesi immuno-neuro-tossica dell’elettrosensibilità, è ora consulente di Nokia. Proprio il INCIRP si dovrà esprimere a breve sulle nuove linee guida nelle radiazioni, e sulla richiesta di revisione nella classificazione della radiofrequenze tra gli agenti cancerogeni ci penserà, invece, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.
“Sarà  – dice Martucci – un terremoto per il business 5G se la connessione elettrosmog-salute passerà dall’attuale livello Classe 2B alla Classe 2A o addirittura alla Classe 1, venendo cioè elevata da “possibile” a “probabile”, se non addirittura “certo” agente cancerogeno. Sappiamo ormai che il 70% degli studi negazionisti hanno per il 90% conflitti di interessi, al contrario quelli che affermano la correlazione tra onde elettromagnetiche e patologie gravi, che rappresentano il 30% degli studi complessivi, sono davvero totalmente indipendenti. Per questo da Vicovaro usciamo con la consapevolezza di essere più forti, perché più informati e più in rete che mai. I giudici del Tar del Lazio, per esempio, hanno condannato i Ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione a promuovere entro i prossimi sei mesi una campagna d’informazione per denunciare i rischi dell’uso di telefoni cellulari. Inoltre, il Tribunale di Firenze ha disposto l’immediato spegnimento del WiFi in una scuola per proteggere la salute di un minore. Si è trattato di una decisione prudenziale, “inaudita altera parte” come si dice in gergo giuridico. Un atto preliminare il cui obiettivo è evitare di esporre a immediati pericoli il bambino. In marzo si terrà l’udienza per discutere se lo spegnimento del Wi-Fi sarà temporaneo o definitivo. Insomma, sta crescendo la consapevolezza e la sensibilità da parte di tutti. Da Nord a Sud, senza distinzione. Chiederemo ai Comuni e in particolare ai Sindaci coinvolti nella sperimentazione di fermarsi, di agire quali rappresentanti massimi dell’autorità sanitaria sul territorio a prescindere dalle cifre (ahimè succulente se si pensa che solo Prato prende 15milioni di euro per la sperimentazione 5G) che rendono il 5G una vera e propria gallina dalle uova d’oro”.
flash mob a Segovia, Spagna, contro il 5G

La risposta di molta parte delle istituzioni, di produttori e altri anche in Italia è “nessun pericolo”. In una recente intervista,Roberto Saracco, ex direttore del Nodo italiano degli EIT ICT LABS (l’Istituto europeo di innovazione tecnologica) che ha sede a Trento, già direttore del Future Centre di Venezia, nonché responsabile delle architetture di telecomunicazione innovative e comunicazioni scientifiche di Telecom Italia ha dichiarato “Oggi abbiamo circa 74.000 antenne in Italia molte in tecnologia beam forming (il segnale è direzionale e quindi viene inviato direttamente al device che deve coprire) che creano un campo elettromagnetico, che si aggiunge ai molti già esistenti. Con il 5G, che ha una minore capacità di propagazione usando frequenze più elevate, le antenne, a regime, diventeranno 1 milione. Questo vuol dire un crollo dell’inquinamento elettromagnetico di almeno 50 volte. Semplicemente ci saranno molte più antenne e quindi il segnale potrà e dovrà essere meno forte essendo le antenne più vicine ai nostri telefonini”.
Zhang Wanchun, che è Senior Vice President e Responsabile Wireless Product di Zte, al Mobile World Congress di Barcellona ha illustrato il funzionamento delle reti wireless messe a punto dal colosso cinese che in Italia ha in atto la sperimentazione della nuova tecnologia a L’Aquila e a Prato. “Abbiamo discusso a lungo con gli operatori e con le autorità locali” ha detto “la potenza del segnale del 5G E’ maggiore rispetto a quella delle 4G, ma non va confusa con la quantità di energia emessa. Le antenne 4G sviluppano 320 W di potenza, contro i 200 W delle antenne 4G. Il fatto che le antenne di ultima generazione sfruttino l’intelligenza artificiale e algoritmi più sofisticati permette di indirizzare meglio il segnale e di sfruttarlo al suo massimo”. Secondo Zhang quello della sicurezza per gli organismi viventi rispetto alle radiazioni del 5G “semplicemente non è un tema”.
Ma che cosa prevede questa sperimentazione? Il 5G prevede una copertura dell’intero territorio nazionale nel 98% del suolo pubblico: non solo smart city, ma anche parchi, aree naturali, zone rurali e perfino centri con scarsa densità abitativa. Oltre ai 24 mila hot spot wifi pubblici e alle attuali 60 mila stazioni radio base (le antenne di telefonia mobile spesso sui tetti dei palazzi, sistemi 2G, 3G e 4G), col 5G sarà installato un imprecisato numero di mini-antenne a microonde millimetriche, quantificabili persino in milioni se diffuso dai nuovi lampioni della luce LED, riconvertiti in ripetitori wireless. E c’è anche il progetto del wifi dallo spazio, dai tombini dei marciapiedi (lo smart pavement in sperimentazione a Reggio Calabria) e la messa in orbita di droni satellitari (in sperimentazione a Torino). Insomma una 24ore su 24 e 7 giorni su 7 di brodo elettromagnetico che piove dall’alto, con una densità espositiva mai vista prima, ma tra i comuni sperimentali e le regioni interessate al momento, c’è già chi fa un passo indietro: a San Giorgio di Lomellina (a Pavia) il segretario comunale – rispondendo alla diffida legale presentata per conto dei cittadini – ha affermato che “in questo Comune non è prevista l’installazione del 5G”. La Basilicata, dove è riconosciuta l’elettrosensibilità, manca all’appello, anche se è stata inserita la città di Matera. Il sindaco di Marsaglia, invece, Franca Biglio,ha le idee chiare e dice: “Siamo stati sorteggiati per questa sperimentazione. Aspettiamo che il gestore esponga il progetto; poi faremo approfondimenti indipendenti. La tecnologia è importante, ma lo è di più la salute. Alla fine delle nostre valutazioni convocheremo la popolazione e insieme sceglieremo la soluzione migliore”. Anche diversi senatori italiani sostengono i pericoli dell’onda elettromagnetica 5G. Da Trento il senatore Andrea de Bertoldi, segretario commissione finanze e tesoro dice ”I cittadini italiani sono inconsapevoli cavie per gli effetti dell’elettrosmog 5G. Milioni di antenne, milioni di onde elettromagnetiche che mettono a rischio la salute pubblica”. De Bertoldi ha presentato una nuova interrogazione parlamentare e scrive “.. si chiede di sapere: se i Ministri interrogati, siano in possesso di informazioni riguardanti possibili casi di radiazioni nocive avvenuti nel nostro Paese, nei confronti di esseri umani e animali e in caso affermativo se intendano renderle note; quali iniziative di competenza, i Ministri in indirizzo, intendano intraprendere, al fine di tutelare la popolazione nazionale, dall’esposizione dei campi elettromagnetici derivanti dall’emissione delle nuove radiofrequenze per la tecnologia wireless di quinta generazione, cosiddetta 5G; se non convengano della necessità di istituire una Commissione governativa, volta a definire un quadro d’interventi finalizzati a studiare gli effetti derivanti sulla salute degli esseri umani e la salvaguardia dell’ambiente e del territorio, dall’aumento massiccio derivante dall’emissione dei campi elettromagnetici a radiofrequenza (Rf-Emf), causati dalla tecnologia 5G”.

Ecco i contenuti della risoluzione dell’Alleanza Nazionale Italiana STOP 5G:
1)GOVERNO
Rinnovo della richiesta di moratoria per fermare la sperimentazione 5G su tutto il territorio italiano
Non innalzare i valori limite di legge nella soglia d’irradiazione elettromagnetica
Minimizzare il rischio sanitario promuovendo uno studio epidemiologico sui campi elettromagnetici
Integrare i contratti d’asta da stipulare e/o già stipulati con l’industria aggiudicataria delle nuove bande 5G con l’inserimento di una clausola per un’accisa risarcitoria da eventuali danni cagionati sulla salute della popolazione
2) MINISTRO DELLA SALUTE
Promuovere uno studio preliminare nazionale sugli effetti biologici delle radiofrequenze 4G e 5G presso un ente indipendente e privo di conflitti d’interessi con l’industria, valutata la disponibilità dell’Istituto Ramazzini
Istituire una commissione di vigilanza permanente per il monitoraggio degli effetti dei campi elettromagnetici, individuando membri della scienza e medicina indipendente, un coordinamento tra le associazioni dei malati
3)PARLAMENTO
Invito alle Commissioni preposte di calendarizzare la discussione di disegni di legge sulle malattie ambientali
Invito alla Commissione Vigilanza Rai di valutare il livello d’informazione sinora offerto nei servizi di radiotelevisione pubblica circa i pericoli sanitari del 5G
Di dare piena attuazione alla Legge Quadro del 2001 con l’applicazione dei decreti attuativi, valorizzando una delle legge più cautelative d’Europa in difesa della salute pubblica
4)REGIONI e PROVINCE AUTONOME
Promuovere una inter/commissione sanità/ambiente per monitore le ripercussioni dei campi elettromagnetici su popolazione ed ecosistema, individuando membri della scienza e medicina indipendente e un coordinamento locale tra le associazioni dei malati e cittadinanza attiva
5)COMUNI
Invito al Sindaco in qualità di massima Autorità Sanitaria e ufficiale di Governo e, in subordine, al Prefetto in caso d’inerzia del primo, di adottare un’ordinanza contingibile e urgente per sospendere la sperimentazione del 5G sul territorio amministrato in attesa di quanto ai punti 1), 2), 3), 4)
6)ASSOCIAZIONI e CITTADINI
Sostenere la cittadinanza più esposta, in particolar modo i soggetti più a rischio come malati, donne in gravidanza, anziani e bambini in chi ne esercita la patria potestà, nelle diffide legali, anche individuali, da inoltrare ai ministri della salute, dello sviluppo economico e al Sindaco del proprio comune di residenza, rivendicando il diritto costituzionale per la tutela alla salute di cui all’art. 32
Sostenere l’associazionismo nell’intraprendere un percorso legale di autotutela pubblica anche per mezzo di un ricorso d’urgenza da presentare alla Procura della Repubblica, Tribunale civile ex art. 700 per ‘periculum in mora’
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02 gennaio 2018

VACCINI PREPARATI A PARTIRE DA CELLULE PROVENIENTI DA FETI UMANI ABORTITI. (Petizione)



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Di Roberta Sozzo

RIFLESSIONI MORALI  lendingtree .com
La maggior parte di noi è del tutto ignara che le cellule di cultura umana usate per riprodurre i virus dei vaccini derivano da feti abortivi, da decenni ormai, e chi li produce è ben felice che il pubblico continui ad ignorarlo, perché sa che questo potrebbe non essere accettato dalla gente, sia per le ignote conseguenze per la nostra salute, che per il credo religioso di molti. lendingtree .com


La questione in esame riguarda la liceità della produzione, della diffusione e dell'uso di alcuni vaccini la cui produzione è in connessione con atti di aborto procurato dai quali sono stati ottenuti i materiali biologici necessari per tale preparazione. 

Si tratta dei vaccini con virus vivi che sono stati preparati a partire da linee cellulari umane di origine fetale (cellule diploidi umane), usando tessuti di feti umani abortiti come fonte di tali cellule. 

Il più conosciuto e importante di questi, a causa della sua ampia diffusione e del suo uso quasi universale, è il vaccino contro la rubeola (rosolia).

Il vaccino contro la rosolia che usa il ceppo Wistar RA27/3 di virus di rosolia vivi attenuati, adattato

e diffuso nei fibroblasti umani diploidi WI-38 è al centro di attuali controversie intorno alla moralità
dell'uso di vaccini preparati con l'aiuto di cellule umane provenienti da feti abortiti.



Vaccini attualmente prodotti con l'uso di ceppi cellulari umani proveniente da feti abortiti



Fino ad oggi ci sono due linee cellulari umane diploidi, allestite originalmente (1964 e 1970) da tessuti di feti abortiti, che vengono usate per la preparazione di vaccini con virus vivi attenuati: la prima linea è la WI-38 (Winstar Institute 38), con fibroblasti diploidi di polmone umano, derivati da un feto femmina abortito perché la famiglia riteneva di avere già troppi figli (G.Sven et al., 1969), preparata e sviluppata da Leonard Hayflick nel 1964 (L.Hayflick, 1965; G.Sven et al., 1969) [vedi nota 1], numero ATCC

CCL-75. La WI-38 è stata usata per la preparazione dello storico vaccino RA 27/3 contro la rosolia (S.A.Plotkin et al., 1965). [vedi nota 2]



La seconda linea cellulare umana è la MRC-5 (Medical Research Council 5) (polmone umano, embrionale) (numero ATCC CCL-171), con fibroblasti di polmone umano provenienti da un feto maschio di 14 settimane abortito per "motivi psichiatrici" da una donna ventisettenne nel Regno Unito. 


La MRC-5 è stata preparata e sviluppata da J.P.Jacobs nel 1966 (J.P.Jacobs et al., 1970). [vedi nota 3]

Sono state sviluppate altre linee cellulari umane per necessità farmaceutiche, ma non sono coinvolte nei vaccini attualmente disponibili. [vedi nota 4]

Oggi i vaccini che sono incriminati poiché usano linee cellulari umane, WI-38 e MRC-5, ottenute da feti abortiti sono i seguenti: [vedi nota 5]



A) Vaccini attivi contro la rosolia: [vedi nota 6]



- i vaccini monovalenti contro la rosolia Meruvax® II (Merck) (U.S.A.), Rudivax® (Sanofi Pasteur, Fr.),

e Ervevax® (RA 27/3)(GlaxoSmithKline, Belgio);



- i vaccini combinati MR contro la rosolia e morbillo, commercializzati con il nome di M-R-VAX®II

(Merck, U.S.A.) e Rudi-Rouvax® (AVP, Francia),



- il vaccino combinato contro rosolia e parotite commercializzato con il nome di Biavax®II (Merck,

U.S.A.),



- il vaccino combinato MMR (Measles, Mumps, Rubella) contro morbillo, parotite e rosolia,

commercializzato con il nome di M-M-R® II (Merck, U.S.A.), R.O.R®, Trimovax® (Sanofi Pasteur,

Fr.), e Priorix® (GlaxoSmithkline, Regno Unito).



Due altre linee cellulari, che sono permanenti, la linea cellulare HEK 293 da feto abortito, ottenuta da

cellule di rene embrionale umano primario trasformato da adenovirus tipo 5 reciso (il materiale del rene

fetale venne ottenuto da un feto abortito, probabilmente nel 1972), e la PER.C6, una linea cellulare

fetale creata usando tessuto retinico da un bambino abortito di 18 settimane di età gestazionale, sono

state sviluppate per la produzione farmaceutica di vettori di adenovirus (per terapia genica). 
Non sono state coinvolte nella produzione di alcuno dei vaccini con virus vivi attenuati attualmente in uso per via della loro capacità di sviluppare cellule oncogene nel ricevente. 
Comunque alcuni vaccini, ancora allo stadio di sviluppo, contro il virus Ebola (Crucell,NV e il Vaccine Research Center del National
Institutes of Health's Allergy and Infectious Diseases, NIAID), HIV (Merck), influenza (MedImmune,
Sanofi pasteur), encefalite giapponese (Crucell N.V. and Rhein Biotech N.V.) sono preparati usando la
linea cellulare PER.C6® (Crucell N.V., Leiden, Paesi Bassi.



B) Altri vaccini, anch'essi preparati usando linee cellulari umane da feti abortiti:



- due vaccini contro l'epatite A, uno prodotto da Merck (VAQTA), l'altro da Glaxo SmithKline (HAVRIX), entrambi preparati usando la MRC-5;



- un vaccino contro la varicella, Varivax®, prodotto da Merck usando la WI-38 e la MRC-5.

Qui è scritto tutto il procedimento per ottenere il vaccino vivo contro la varicella 



- un vaccino contro la poliomielite, il vaccino con il virus di polio inattivato Poliovax® (Aventis-Pasteur, Fr.) usando la MRC-5.



- un vaccino contro la rabbia, Imovax®, da Aventis-Pasteur, prelevato da cellule umane diploidi

infettate, il ceppo MRC-5;



- un vaccino contro il vaiolo, ACAM 1000, preparato da Acambis usando la MRC-5, ancora in sperimentazione.



Dal punto di vista della prevenzione di malattie virali come la rosolia, la parotite, il morbillo, la varicella, l'epatite A, è chiaro che la messa a punto di vaccini efficaci contro tali malattie, e il loro

impiego nella lotta contro queste infezioni fino alla loro eradicazione, mediante una immunizzazione

obbligatoria di tutte le popolazioni interessate, rappresenta indubbiamente una "pietra miliare" nella lotta secolare dell'uomo contro le malattie infettive e contagiose.

Tuttavia, questi stessi vaccini, poiché sono preparati a partire dai virus raccolti nei tessuti di feti infettati e volontariamente abortiti, e successivamente attenuati e coltivati mediante ceppi di cellule

umane ugualmente provenienti da aborti volontari, non mancano di porre importanti problemi etici.


Vi sono inoltre vaccini (polio ed altri) preparati mediante linee cellulari di origine animale (come ad esempio la linea cellulare VERO - abbreviazione di Verda Reno - linea cellulare continua ben differenziata la cui origine sono il rene o il polmone di scimmia verde africana) 

[ D.Vinnedge, The Smallpox Vaccine, The National Catholic Bioethics Quarterly, Spring 2000, vol.2, n°1, p.12]

Tuttavia è da osservare che si sono verificati gravi allergie con alcuni dei vaccini cosi preparati. 



L'utilizzo della tecnologia dell'ADN ricombinante (ingegneria genetica) attualmente già in uso [vedi nota 7]

Per alcuni tipi di vaccini, come quello per l’influenza e quello per l’epatite B, per esempio), potrebbe portare in un prossimo futuro allo sviluppo di nuovi vaccini che non necessiteranno più l'uso delle culture di cellule diploide umane per l'attenuazione del virus e la sua coltivazione, perché tali vaccini non saranno preparati a partire del virus attenuato, ma a partire del genoma del virus e dei antigeni così sviluppati 

(G.CWoodrow, W.M.McDonnell e F.K.Askari). 



G.C.Woodrow, An Overview of Biotechnology As Applied to Vaccine Development, in «New Generation Vaccines»



G.C.Woorow, M.M.Levine eds., Marcel Dekker Inc., New York and Basel,1990, vedi pp.32-37. 



W.M.McDonnell, F.k.Askari, Immunization, JAMA, 10 December 1997, vol.278, n°22, pp.2000-2007, pp.2005-2006.



Alcuni studi sperimentali sono stati già condotti utilizzando vaccini a ADN elaborati a partire del genoma del virus della rosolia. Inoltre, alcuni ricercatori asiatici stanno cercando di utilizzare il virus della varicella come vettore per l'inserimento di geni codificanti gli antigeni virali della rosolia. Questi studi sono ancora preliminari e la messa a punto di preparazioni vaccinali utilizzabili nella pratica clinica richiede tempi lunghi e costi elevati.




RICAPITOLANDO



Attualmente, le cellule in coltura che sono state autorizzate e che vengono utilizzate come substrati in vaccini virali sono:

- le cellule primarie [per esempio, derivate da scimmie, pulcini, topolini, cani, conigli etc. etc.); 

- le linee cellulari diploidi (ad esempio, WI38, MRC-5 e cellule di feti abortiti); 

- le linee cellulari immortalizzate [le cellule tumorali di Henrietta Lacks nello sviluppo dei vaccini);

- le linee cellulari non tumorali di origine animale (come ad esempio la linea cellulare VERO originate da rene o polmone di scimmia verde africana).


IN CONCLUSIONE:



Quanti sono in Italia i consensi informati alla vaccinazione che riportano il riferimento all’uso di linee cellulari tumorali immortalizzate (vedi: cellule tumorali di Henrietta Lacks o Hela) per la produzione di vaccini virali?



Questa non è questione di essere a favore o criticamente contrari alle vaccinazioni. Questa è una questione di salute, di etica e di metodo, ma soprattutto di correttezza professionale e trasparenza !

Inoltre, se una persona respinge ogni forma di aborto volontario di feti umani, tale persona non sarebbe in

contraddizione con se stessa ammettendo l'uso di questi vaccini di virus vivi attenuati sulla persona dei

propri figli?



Nel 2005 il quotidiano Libero, pubblicò un articolo a seguito di pubblica denuncia proveniente dalla Pontificia Accademia Pro Vita in merito a quello che è un orrore del secolo: VACCINI CON CELLULE DI FETI ABORTITI. Nello specifico si richiama l’attenzione sulla questione della legalità di produzione, la distribuzione ed uso di certi vaccini la cui produzione è connessa con atti dell’aborto procurato.

Nella sostanza la denuncia, pubblicata anche sulla Rivista Internazionale di Bioetica “Medicina e Morale” sempre nello stesso anno, portava già all’attenzione dell’opinione pubblica come medici e genitori hanno il dovere di rendere difficile la vita delle industrie senza scrupoli.


Sul piano culturale, l’uso di tali vaccini contribuisce a creare un consenso sociale generalizzato all’operato delle industrie farmaceutiche che li producono.

Pertanto, i medici e i genitori che sono contrari hanno il diritto di opporsi alle leggi che permettono l'aborto invocando l’ “obiezione di coscienza" rispetto all’uso di vaccini prodotti mediante ceppi cellulari di origine fetale umana abortiva.



APPROFONDIMENTI:

Vaccini e cellule di feti abortiti 



******************

NOTE



[1] J.E.Banatvala, D.W.G.Brown, Rubella, The Lancet, 3 april 2004, vol.363, n°9415, pp.1127-1137.



[2] Rubella, Morbidity and Mortality Weekly Report, 1964, vol.13, p.93. .S.A.Plotkin, Virologic

Assistance in the Management of German Measles in Pregnancy, JAMA, 26 October 1964, vol.190,

pp.265-268.



[3] L.Hayflick, The Limited In Vitro Lifetime of Human Diploid Cell Strains, Experimental Cell Research

1965, 37(3):614-636. G.Sven, S.Plotkin, K.McCarthy, Gamma Globulin Prophylaxis; Inactivated

Rubella Virus; Production and Biological Control of Live Attenuated Rubella Virus Vaccines,

American Journal of Diseases of Children 1969, 118(2):372-381.



[4] S.A.Plotkin, D.Cornfeld, Th.H.Ingalls, Studies of Immunization With Living Rubella Virus, Trials in

Children With a Strain Cultured From an Aborted Fetus, American Journal of Diseases in Children

1965, 110 (4):381-389.



[5] J.P.Jacobs, C.M.Jones, J.P.Baille, Characteristics of a Human Diploid Cell Designated MRC-5,

Nature 1970, 277:168-170.



[6] 





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